Chianti Colli Senesi, territorio e mercato

Quasi fine 2024 e per il Consorzio Chianti Colli Senesi è tempo di bilanci e considerazioni. Dal punto di vista della produzione 2024 imbottigliabile a partire dal primo di marzo 2025, buone sono le notizie che arrivano dalle varie aziende del territorio, che registrano generalmente una più che discreta qualità delle uve. Invece dal punto di vista delle prospettive del mercato interno l’andamento generale si dimostra ancora piuttosto fermo, visto il cambio generazionale e il conseguente cambiamento di abitudini di consumo del vino, oggi per lo più consumato in situazioni conviviali.

“È innegabile – afferma Cino Cinughi de Pazzi, presidente del Consorzio Chianti Colli Senesi – che lo stile di vita della popolazione sia generalmente cambiato, nelle forme, nelle abitudini e anche nelle disponibilità economiche, a discapito però di un genere voluttuario, il vino appunto, che rimane comunque uno dei simbolo dell’italianità e dell’eccellenza toscana nel mondo”. Per quanto riguarda il mercato estero poi, il discorso va ulteriormente complicandosi rimanendo soggetto a molte variabili, come la situazione geopolitica molto complessa che sta caratterizzando gli ultimi anni, determinando quella un’instabilità del mercato che non fa bene al volume delle esportazioni che per il Chianti Colli Senesi hanno sempre rappresentato circa il 70% delle vendite.

“Quello dei mercati incerti è tuttavia una tendenza generale che sicuramente non avvantaggia il territorio – dice Cinughi – perché dal punto di vista storico e paesaggistico, è proprio il territorio ad essere plasmato dagli stessi agricoltori e produttori che mantengono in modo ottimale le proprie vigne e le proprie terre, contribuendo a creare la tipica immagine di una Toscana fatta di vigneti, oliveti e paesaggi da cartolina. Senza uno sbocco economico valido si rischia che il paesaggio toscano cambi in modo drastico, perché se i mercati calano, cala ovviamente anche la redditività di un vigneto, che per quanto paesaggisticamente bello possa essere, di conseguenza non viene più curato o viene addirittura estirpato per mancanza di margini. In conclusione, se il settore vitivinicolo va bene – afferma Cinughi – è un vantaggio per tutta la comunità, anche per chi non è abitualmente un consumatore di vino, ma vive comunque immerso in una realtà che si nutre di turismo e di tutto il suo indotto, proprio grazie alla tipica immagine di un territorio unico al mondo, fatto di colline, di vigneti verdi e costruito dalle sue eccellenze produttive, quali sono e rimangono le aziende vitivinicole”.

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