Negli ultimi quindici anni il mercato del vino biologico in Italia ha vissuto un’evoluzione profonda. Ne parliamo con Angela Zinnai, professoressa associata in Tecnologie Alimentari presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, membro dell’Accademia della Vite e del Vino, dell’Accademia dei Georgofili e dell’Associazione Donne del Vino.
Dott.ssa Zinnai, sostenibile non si traduce solo in biologico. Può descriverci gli elementi caratteristici del vino sostenibile del futuro che interessa al consumatore?
“Oggi i consumatori mostrano una crescente attenzione verso i vini privi di additivi chimici, caratterizzati da un limitato contenuto di anidride solforosa (SO₂). Si tratta ancora di produzioni di nicchia, ma in continuo sviluppo, che ottengono un notevole riconoscimento sia in termini di prezzo sia di apprezzamento sul mercato, mostrando anche una maggiore facilità di vendita. Esistono mercati di piccole dimensioni ma ben consolidati, con operatori e consumatori fedeli, sia in Italia che all’estero. Inoltre, l’interesse mediatico, in particolare quello proveniente dai nuovi canali digitali e dai social network, risulta nettamente superiore rispetto al peso effettivo che questi vini hanno attualmente in termini di volumi di produzione.
“A questi si affincano vini che prevedono l’adozione di pratiche agronomiche più rispettose dell’ambiente grazie anche all’utilizzo delle nuove tecnologie. Particolare attenzione sarà dedicata a minimizzare il consumo idrico e ridurre le emissioni di anidride carbonica in risposta al cambiamento climatico in tutte le fasi produttive. Formidabili alleati in questo difficile compito potranno essere sensori e droni per monitorare vigneti e migliorare la qualità delle uve, controllare digitalmente le fermentazioni e strumenti quali la blockchain per una tracciabilità completa della filiera vitivinicola.
“Anche una gradazione alcolica più contenuta e l’attenzione verso il mondo dei giovani sta muovendo il mercato. Il vino del futuro tenderà ad avere una gradazione alcolica più contenuta, in linea con le nuove abitudini di consumo per incontrare le esigenze di un pubblico che cerca bevande di qualità, più leggere e adatte a un consumo quotidiano. Il mondo del vino dovrà affrontare la sfida di riavvicinare i giovani con modalità di un consumo consapevole, fatto di curiosità, rispetto per la tradizione, lontano dagli eccessi e vicino alla cultura del bere bene.
“Infine il legame profondo con il territorio diventa la chiave per una nuova cultura del vino: una cultura condivisa, consapevole e attenta non solo alla qualità e alla sostenibilità della produzione, ma anche al suo impatto sociale. Il vino del futuro infatti non sarà solo sostenibile o di qualità perché le aziende vitivinicole diventeranno ancora più centri di comunità, di promozione di lavoro, inclusione e valorizzazione del territorio, in un equilibrio tra tradizione, ambiente e benessere collettivo.”
L’intervista continua su Terre del Vino di novembre/dicembre 2025