Nel numero di novembre-dicembre della rivista Terre del Vino abbiamo intervistato Aldo Fiordelli, giornalista, sommelier e senior editor per James Suckling, per fare il punto sul presente e sul futuro dei vini vulcanici, dalla complessità gustativa alla maturità stilistica raggiunta in territori come Soave ed Etna. Altro punto che abbiamo toccato con il giornalista è l’effetto dazi sul segmento ‘vulcanico’.
Pre e post dazi e calo dei consumi: i vini vulcanici quanto ne hanno risentito e in che direzione sta andando il mercato?
«Credo che la questione riguardi i vini in senso più generale, indipendentemente dal carattere legato al terroir o ai raggruppamenti. Aree come l’Etna non stanno guadagnando da questa situazione, ma per un motivo principalmente di prezzo, non certo perché sono vini vulcanici. I vini da suoli vulcanici sono stati scoperti, o riscoperti, dal grande pubblico negli ultimi 10-15 anni. Questo li ha arginati dalla bolla speculativa che ha coinvolto altre zone più classiche. Di conseguenza sono rimasti più abbordabili e, in qualche modo, hanno resistito e stanno resistendo meglio.
«La crisi attuale è una piccola tempesta perfetta dovuta a vari fattori: i dazi possono essere uno di questi, così come il calo dei consumi o gli studi sulla salute. È un insieme di elementi che si sommano.»
«Ma, a nostro avviso – e qui parlo anche a nome di James Suckling – la causa principale resta il prezzo: le cifre speculative raggiunte da alcuni vini hanno allontanato una parte dei consumatori.»
L’intervista continua sulla rivista Terre del Vino di novembre/dicembre 2025