Il rapporto tra vino, storia e identità culturale è chiaro essere diventato una leva strategica per il comparto vitivinicolo contemporaneo, come dimostra ArcheoVinum, la prima edizione del convegno dedicato al legame tra patrimonio archeologico e produzione vitivinicola, in programma a Firenze sabato 28 febbraio 2026 (ore 9–13, ingresso libero) nell’ambito di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale, promosso dall’Università di Bari.

L’iniziativa intercetta un trend tra i più forti del vino: la riscoperta delle radici storiche, per integrare archeologia, territorio e produzione in modelli di sviluppo capaci di generare nuove narrazioni, turismo culturale, differenziazione sui mercati internazionali.
Un primo passo in questa direzione, con spirito pioneristico, va riconosciuto all’Azienda Agricola Arrighi dell’isola d’Elba, che in tempi non sospetti (ovvero prima della crisi narrativa enologica) si rese disponibile per produrre Nesos, il vino marino ispirato al “vino degli dei” dell’isola di Chio, nell’ambito di una ricerca con l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Pisa.
Vino, archeologia ed Etruschi
Il mondo del vino sta mostrando un interesse crescente per la propria storia più antica per legittimare la sua sopravvivenza a health warning e consumi smodati di alcuni paesi UE. Lo dimostra il volume La passione degli etruschi per il vino dell’archeologa Carolina Megale, pubblicato a fine 2025, che ricostruisce il ruolo del vino nella civiltà etrusca, tra ritualità, commercio, simbolismo religioso e organizzazione sociale. Il libro racconta come il vino fosse parte integrante della vita etrusca e della relazione con il dio Fufluns.

A Chiusi il vino è medium culturale

Questo filo rosso tra passato e presente arriva fino a Chiusi, Città del vino e luogo simbolo della civiltà etrusca, dove l’azienda San Gregorio ha scelto di portare la storia dell’antica civiltà sulle proprie etichette: i suoi IGT (Ciliegiolo, Canaiolo e Bianco) riproducono fedelmente uno dei più importanti cicli pittorici etruschi che si trova nella Tomba della Scimmia a pochi chilometri da Chiusi, in un progetto che coinvolge il Ministero della Cultura.
Mentre il mondo oltre confine grida l’allarme alcool, il Belpaese rafforza la volontà di essere ambasciatore di un prodotto di cui l’alcool è per gli appassionati elemento marginale, e la sua nobiltà millenaria non può essere oscurata.