Elemento centrale della filosofia dell’azienda maremmana La Cura, è il concetto di Vedetta. In termini tecnici, la vedetta è un punto di osservazione strategico; in chiave enologica, diventa metafora di controllo del processo e capacità di visione. La declinazione più avanzata di questo concetto si traduce in una pratica di affinamento non convenzionale: l’immersione del vino in ambiente marino.
Dopo la fase di vinificazione, alcune bottiglie vengono poste sul fondale marino, dove sostano per circa un anno. Dal punto di vista tecnico, questo comporta condizioni estremamente particolari:
- assenza di luce
- temperatura costante
- pressione idrostatica elevata
- micro-movimentazioni continue dovute alle correnti
Questi fattori contribuiscono a un’evoluzione diversa rispetto all’affinamento tradizionale in cantina. Il vino sviluppa maggiore integrazione tra le componenti, con una tessitura più armonica e una percezione gustativa più profonda.
È un affinamento che potremmo definire isobarico naturale, capace di incidere sulla micro-ossigenazione e sull’equilibrio complessivo senza interventi meccanici.
Quando il vino riemerge, il risultato è evidente: un profilo più complesso, più coeso, con una maggiore rotondità e una persistenza gustativa amplificata.
Accessibilità e linguaggio: le etichette in braille
Un ulteriore elemento distintivo aziendale è rappresentato dalle etichette in braille, che non svolgono soltanto una funzione inclusiva, ma diventano parte integrante del racconto aziendale. Ogni simbolo riproduce elementi del territorio, trasformando la bottiglia in un supporto multisensoriale. È una scelta che introduce un livello di lettura ulteriore, dove il vino si comunica non solo attraverso gusto e olfatto, ma anche tramite il tatto.