Diamo il benvenuto al Comune di Troia (FG)

L’Associazione Nazionale Città del Vino dà il benvenuto al Comune di Troia, provincia di Foggia in Puglia.

La cittadina ha antichissima fondazione, tanto che i ritrovamenti archeologici denotano che il centro fu fondato in epoca anteriore alle guerre puniche.[senza fonte] Prima di essere colonizzata dai Romani, la città era conosciuta ai Greci come Aika (poi latinizzato in Aecae). Il centro ebbe un forte sviluppo socioeconomico in epoca imperiale, quando si trovò ad essere attraversato dalla via Traiana nel tratto compreso fra Aequum Tuticum e Herdonia. Fu in quell’epoca che venne istituita la diocesi di Eca ad opera dei tre vescovi Marco, Eleuterio (patrono di Troia) e Secondino (anch’egli patrono della città assieme ai santi Ponziano, Anastasio e Urbano).

L’antica Aecae andò distrutta a seguito delle invasioni barbariche, e solo nel 1019 rinacque col nome attuale per volere di Basilio Boioannes, catapano bizantino d’Italia, che la ribattezzò Troia in ricordo dell’antica città anatolica.[senza fonte] Un documento in lingua greca, redatto nello stesso anno 1019 da funzionari bizantini, attesta che la fondazione della nuova città avvenne ad opera di genti provenienti dalla contea di Ariano, e dunque dall’area appenninica[6]. Assediata dai Saraceni[senza fonte] e poi trasformata in roccaforte dai bizantini, Troia fu soggetta a numerosi assedi: da quello di Enrico II, a quello dell’imperatore Federico II di Svevia. La città sorgeva infatti in posizione strategica lungo la medievale via Francigena (erede della via Traiana e attestata in territorio di Troia nel Privilegium baiulorum imperialium del 1024).

Nel 1093, Urbano II, il Papa delle crociate, tenne il primo concilio di Troja, cui seguirono altri tre, rispettivamente nel 1115 (papa Pasquale II), nel 1120 (papa Callisto II) e nel 1127 (papa Onorio II). Nel 1462 vi si combatté la sanguinosa battaglia di Troia, nella quale gli Angioini furono duramente sconfitti dagli Aragonesi.

In epoca moderna la cittadinanza ebbe quali feudatari tra gli altri Perretto (o Pietro) De Andreis, Muzio Attendolo Sforza, Garzia Cavaniglia e Giovanni Cossa. Tra il 1501 e il 1504 venne infeudata a Giovanna di Trastámara e alla figlia Giovanna d’Aragona, già consorte di Ferdinando II di Napoli, ritornando nel demanio regio nel 1518 in seguito alla morte di quest’ultima. Tale parentesi di relativa autonomia sarebbe durata solo pochi anni, dal momento che la città, posta in vendita dal viceré Raimondo de Cardona, venne acquistata da Troiano Cavaniglia nel 1521, per poi passare sotto il controllo dei Di Capua conti di Altavilla fino al 1583, quando Giovanni di Capua la vendette per la somma di 59.400 ducati al conte di Gambatesa Ferrante Lombardo (1531-1594), esponente della famiglia Lombardo. Il Lombardo, espressione del nuovo ceto emergente nel regno legato alle attività bancarie, al commercio del grano e all’industria armentaria era nativo di Troia nonché uno dei personaggi più ricchi del regno. La città tuttavia accolse negativamente il nuovo feudatario, al punto che ottenne di liberarsi dal suo controllo e rientrare nel regio demanio il 15 ottobre 1585, riscattandosi mediante il pagamento di una somma pari a quella versata da Ferrante Lombardo. Venne tuttavia nuovamente concessa in feudo nel XVII secolo alla famiglia d’Avalos. Nel 1649 Francesco d’Avalos, gran cancelliere del Regno e mastro d’atti, ottenne da Filippo IV di Spagna il titolo di principe di Troia. La città sarebbe rimasta sotto il controllo della famiglia d’Avalos sino all’eversione della feudalità.

Il movimento repubblicano di matrice giacobina ebbe a Troia pochi aderenti e la città fu uno dei bastioni della rivolta antifrancese nel 1799, soffocata dal generale Guillaume Philibert Duhesme, aprendo le porte senza resistenza all’armata sanfedista del cardinale Ruffo.

Durante la spedizione dei Mille e la conseguente unificazione dell’Italia, nel 1860, Troia fu teatro di alcuni episodi di resistenza borbonica.

Citazioni
Di Antonio Salandra si narra che alcuni parlamentari del periodo prefascista fossero soliti dileggiarlo rivolgendosi a lui con frasi volutamente equivoche del tipo “come ha testé affermato l’illustre figlio di Troia…”. E sempre si narra che egli fosse solito rispondere con un invece poco ambiguo “ciò che per me fu patria, per voi è madre!”.

 

foto fornite da Creativia e Panamovies

Cerca la città del vino
Generic filters

Ultime Notizie

adv