Nasce una Comunità Patrimoniale per difendere il sistema di allevamento della vite alla “maggiorina”, tipica forma di coltivazione dell’area delle Colline Novaresi, in Provincia di Novara, situata a Nord rispetto al capoluogo, delimitata dai fiumi Sesia ad Ovest e Ticino ad Est e confinante a Nord con il Vergante.
L’iniziativa è del Club UNESCO Terre del Boca, affiliato alla Federazione Italiana Club per l’UNESCO, a cui ha dato il suo patrocinio l’Associazione Nazionale Città del Vino, condividendo gli obiettivi di salvaguardia e tutela.
L’idea parte dalla piena condivisione degli obiettivi della “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società” firmata a Faro, in Portogallo, il 27 ottobre 2005, che – in sintesi – riconosce l’importanza delle “comunità di eredità o patrimoniali” definite come “un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future”.
Il sistema di allevamento a “maggiorina”, consiste in una modalità di coltivazione per cui tre e quattro viti vengono piantate molto vicine tra loro, al centro di un quadrato i cui angoli sono i pali a cui i tralci vengono fissati. Oggi questo sistema è osservabile solo in alcuni rari casi, ancora conservati; fu perfezionato nell’Ottocento dall’architetto Alessandro Antonelli (progettista della Mole, monumento simbolo di Torino, e della cupola del Duomo di Novara che ne riprende la forma) in modo da rendere l’impalcatura maggiormente resistente alle correnti ventose e al peso delle piante. L’Antonelli calcolò la corretta inclinazione che permetteva ai pali di sostenere i tralci senza spezzarsi. Questo metodo è ancora utilizzato in alcune vecchie coltivazioni, ma rischia di scomparire perché risulta difficile da gestire, a livello di costi, tempo e risorse umane rispetto ai classici filari; nelle vigne a “maggiorina” è più difficoltoso entrare con dei macchinari, rendendo d’obbligo le lavorazioni manuali.
Questo antico sistema rischia di scomparire e per mantenerne la testimonianza storica ecco che il Club per l’UNESCO Terre del Boca, del Comune di Boca (Città del Vino), ha deciso di intraprendere questo percorso di tutela coinvolgendo, al momento, oltre all’Associazione Città del Vino, il Comune di Cureggio, il Comune di Maggiora (Città del Vino), l’Ente di Gestione delle Aree Protette della Valle Sesia, l’Istituto Agrario Giuseppe Bonfantini, il Presidio Slow Food Colline Novaresi, la Pro Loco di Boca, Associazione Cultura e Svago, le aziende vitivinicole Barbaglia (del Comune di Cavallirio, Città del Vino), Cantine del Castello azienda delle Sorelle Conti (Maggiora) e Le Piane (Boca).
La Comunità Patrimoniale si pone l’obiettivo di far riconoscere il valore storico di questo antico metodo di coltivazione della vite, detto anche “maggiorino” o “quadretto novarese”, a seconda della zona di coltivazione, e la sua valorizzazione e salvaguardia quale scrigno di storia, cultura e sapere, patrimonio immateriale da preservare, custodire e tramandare insieme all’arte della costruzione dei muretti in pietra a secco che accompagnano i filari e modellano il paesaggio.
Altro obiettivo è la raccolta di tutti i materiali documentali sulla vite alla “maggiorina” in un Centro di documentazione che riunisca fonti archivistiche, testimonianze iconografiche ed orali, ricerche e studi, per poter realizzare iniziative volte a far conoscere l’unicità e la tipicità di pratiche agricole antiche e dei vini prodotti, coinvolgendo le scuole e le associazioni culturali, i musei del vino e della civiltà contadina del territorio, l’Enoteca Regionale, la Camera di Commercio e le istituzioni pubbliche.