Basterà 1 euro per salvare i Comuni dall'abbandono e dal degrado?

02/05/2019

Il primo paese a lanciare l’idea una decina di anni fa fu Salemi in provincia di Trapani,  con  l’intento di recuperare alcune abitazioni abbandonate all’interno del centro storico ma la proposta, nonostante l’arrivo di circa 10 mila manifestazioni di disponibilità anche da personaggi di rilievo, fallì perché nel frattempo molti degli immobili considerati pericolanti furono sequestrati e la città commissariata per infiltrazioni mafiose. L’intuizione però era geniale e molti Comuni hanno in seguito tentato di replicarla: da Lecce nei Marsi in provincia de L’Aquila (poi però bloccata da problemi con l’Agenzia delle Entrate, che avrebbero potuto valersi del valore catastale dell’immobile per le imposte facendo lievitare il costo dell’acquisto) a Gangi in provincia di Palermo, da Ollolai in provincia di Nuoro a Carrega Ligure in provincia di Alessandria (anche questa bloccata, ma per la difficoltà nel rintracciare i titolari delle abitazioni) o Borgomezzavalle (Città del Vino) in provincia di Verbania, dove il Comune si è messo a disposizione per le pratiche burocratiche visto che molti proprietari sono spesso irreperibili (la pratica edilizia di ristrutturazione deve necessariamente essere presentata entro due anni, mentre non c’è alcun obbligo di prendere la residenza anche se questo sarebbe molto gradita dai residenti). Case a 1 euro anche a Fabbriche di Vergemoli (LU), Montieri (GR), Cantiano (PU), Sant’Elpidio a Mare (FM), Patrica (FR), Zungoli (AV), Bivona (AG), Mussomeli (CL), Regalbuto (EN), Nulvi (SS). Per un totale di 25 comuni, che si aggirerebbe sui 2 mila immobili pubblici e privati in vendita in tutta Italia.

L’iniziativa, messa in atto con successo anche da alcuni municipi di Francia e Gran Bretagna, sembra pronta a diffondersi in Italia nonostante le difficoltà di realizzazione per motivi burocratici e giuridici ed è addirittura accompagnata da soluzioni ancora più drastiche finalizzate alla rinascita di interi insediamenti come, solo per fare qualche esempio, nel caso del  borgo medioevale di Ghesc in Val d’Ossola in Piemonte (rinato come laboratorio didattico a cielo aperto), di Colletta di Castelbianco incastonato nelle alpi marittime tra Savona e Imperia (oggi trasformato nel primo albergo diffuso hi-tech), della borgata alpina di Batuira in provincia di Cuneo (messa interamente in vendita al prezzo di un appartamento di un quartiere medio di città metropolitana), di Fluminimaggiore nella provincia di Carbonia Iglesias (che il Sindaco che ha pensato di trasformare in residenza diffusa per i pensionati di tutta l’Unione Europea) o di Succiso in provincia di Reggio nell’Emilia, dove ogni giorno si cambia mestiere per assicurare i servizi essenziali ed arrestare la fuga degli abitanti. Negli anni Ottanta la piccolissima frazione Bordo del Comune di Borgomezzavalle era stata ripopolata da una comunità buddista composta da svizzeri e tedeschi. Senza dimenticare gli 11 fari offerti in concessione dal demanio (tra i quali particolarmente affascinante quello delle isole Formiche in Toscana, a 1 euro per 50 anni) o i bandi previsti della Regione Lazio che, grazie alla collaborazione con Ater, metteranno 2 milioni di euro a disposizione di borghi attualmente a rischio di spopolamento per recuperare l’offerta abitativa, migliorare strutture e servizi già esistenti e promuovere le tante attività culturali, turistiche e storiche che li hanno fatti diventare i gioielli del territorio. Ed è di questi giorni la “provocazione” del sindaco di Esino Lario perla delle Grigne, in provincia di Lecco, che ha pubblicato online un finto annuncio di vendita dell’intero paese ma “a pezzi”: un cartello stradale a 1.250 euro, tre panchine “utilizzate da cittadini e turisti durante le loro passeggiate” a 560 euro con l’offerta “prendi tre paghi due”, un lampione a 850 euro, una strada a 2500 euro, il Municipio  a 200mila euro, le vie al modico prezzo di 2.500 euro e con la possibilità di scegliere il nome, il museo delle Grigne (420.000 euro con lo sconto del 15%), la Via Crucis di Michele Vedani (600.000 euro) e l’archivio privato di Pietro Pensa, scrittore parente del sindaco e primo cittadino dal 1956 al 1975, fino all’offerta più singolare: la ghiacciaia ipogea del Moncodeno a 450.000 euro. Alla sua provocazione ha risposto Eolo, operatore di telecomunicazioni specializzato nella fornitura di banda ultra larga wireless che, nel 2016, con l’aiuto della Regione ha messo in grado questo paesino di 761 abitanti nel Lecchese di ospitare il Raduno mondiale di Wikipedia (“strappato” a candidature altisonanti (Atlantic City, Chennai, Dar es Salaam, Saint Louis e Manila)  strappando così a candidature altisonanti (Atlantic City, Chennai, Dar es Salaam, Saint Louis e Manila). Con la stessa visione di fare di Esino Lario una struttura stabile votata all’innovazione, oggi l’Azienda offre un milione di euro all’anno per tre anni per aiutare cento comuni con meno di 5.000 abitanti, con importi dagli 8.000 ai 14.000 euro, per progetti di smart city: connettività veloce, acquisto di access point per migliorare i servizi wifi. I Comuni che beneficeranno delle donazioni saranno indicati dagli stessi cittadini, che potranno anche proporre dei progetti da finanziare sulla piattaforma missionecomune.eolo.it.

La Valle del Belice 1968-2018: rinascere dalle macerie

Un caso esemplare è quello del Comune di Sambuca di Sicilia in provincia di Agrigento,che nel 2016 aveva peraltro meritato il titolo di Borgo più Bello d’Italia. Tra le tante iniziative intraprese per rilanciare le Terre Sicane dopo il devastante terremoto della fìne degli anni Sessanta (come, solo per citare le più recenti, la mostra nel Regno Unito dal titolo “SYNTHESIS”, che attraverso le opere dell’artista siciliano Vincenzo Muratore racconta la storia della ricostruzione post-terremoto e la realtà contemporanea dei comuni colpiti, o il progetto THE VALLEY, che mira allo sviluppo dei territori della Valle del Belice attraverso la creazione di residenze d’artista internazionali diffuse), negli ultimi mesi è arrivata all’attenzione dei media nazionali e internazionali la notizia dell’offerta di “case a 1 euro". A differenza di altre situazioni, questo Comune possiede tutte le case che sono state messe in vendita (non agisce cioè da intermediario tra vecchi e nuovi proprietari) e, come altri, ha posto delle condizioni ben precise che gli aspiranti proprietari devono rispettare: un deposito cauzionale di 5 mila euro (che verrà restituito al termine dei lavori) e l’impegno a ristrutturare le dimore (che vanno dai 40 ai 150 mq) entro tre anni per un costo a partire dai 15mila euro.

E’ bastato un servizio della Cnn (poi ripreso dal noto giornale inglese “The Guardian”) con le immagini di Sambuca di Sicilia perché il centralino del Comune fosse intasato da telefonate provenienti da tutto il mondo e da oltre 100 mila mail nel giro di poche ore. Tanto da rendere necessaria la creazione di una task force per rispondere alle migliaia di richieste invitando i potenziali acquirenti a visitare direttamente sul posto gli immobili a disposizione: 18 case di proprietà del Comune a cui ne verranno aggiunte altre 20 (cedute nel corso degli anni al Comune stesso). Sul sito del Comune sono stati pubblicati il Bando (la vendita viene effettuata mediante asta pubblica e la domanda di partecipazione dovrà essere inviata entro venerdì 19 Aprile 2019) e le immagini degli immobili con le relative piante da poter consultare, ma nel frattempo le caratteristiche vie cittadine sono sempre più affollate da turisti, ragazzi e giovani famiglie arrivati da tutto il mondo per verificare personalmente la veridicità del progetto e visitare le bellezze di Sambuca. “Abbiamo deciso di prorogare il termine – conferma il vicesindaco e assessore alla Cultura, Giuseppe Cacioppoper dare modo anche ad altri di formalizzare un’offerta. A Sambuca arrivano anche tecnici da tutto il mondo. E continuano ad arrivare gruppi che vogliono visitare queste case”.

L’emittente internazionale Discovery Channel sarebbe intenzionata a realizzare un programma televisivo per seguire le ristrutturazioni e si dice che anche l’attrice statunitense Lorraine Bracco sia interessata  a “comprare casa“ qui. L’accoglienza calorosa e la disponibilità degli abitanti del posto ha del resto da sempre caratterizzato questo centro storico, che non a caso, oltre ad essere Città del Vino dal 1996, ospita la sede dell’Associazione Internazionale Iter Vitis(l’Itinerario Culturale Europeo della Vite e del Vino) nel prestigioso Palazzo Panitteri  e ha qualche anno fa inaugurato la prima “Domus Iter Vitis, una forma innovativa di turismo che pone attenzione al senso di accoglienza e di socialità invitando i viaggiatori a conoscere e vivere altre realtà locali attraverso la scoperta delle identità territoriali e la partecipazione guidata a manifestazioni e ad eventi culturali. Dalle Terre Sicane passa inoltre Magon, il circuito di turismo culturale ed enogastronomico entrato a far parte di “Iter Vitis-Les chemins de la vigne”. Già da diversi anni il paese sta peraltro conoscendo una sorta di rinascita, grazie proprio all’acquisto e alla ristrutturazione di immobili tra i vicoli del centro storico da parte di una comunità formata da cittadini svizzeri, tedeschi, francesi, inglesi, lituani e che adesso promette di allargarsi ad investitori arabi, giapponesi e statunitensi.

Ma anche grazie all’impegno costante del Sindaco Leo Ciaccio finalizzato ad incrementare le attività economiche e artigianali e far veicolare nel miglior modo possibile l’immagine di Sambuca al di fuori dei confini regionali, nonché ad aumentarne la densità abitativa colpita da una massiccia emigrazione come nel resto del Mezzogiorno. “Ci sono un’altra quindicina di case che vogliamo acquisire al patrimonio comunale – ha dichiarato il Sindacoe tutto un mercato immobiliare che certamente si svilupperà con protagonisti i privati proprietari di case a Sambuca”. Con la convinzione che i riflettori su Sambuca possano fare da traino anche per il resto dei Comuni delle Terre Sicane, portando ad uno sviluppo dell’intero territorio. Non si tratta infatti esclusivamente di un’azione di marketing: le motivazioni che hanno ispirato la Giunta comunale esprimono la volontà di investire in un progetto politico e culturale che mira a valorizzare, oltre i luoghi, anche le persone e la loro integrazione.

Qualche considerazione dalle Città del Vino

Da anni l’Associazione nazionale delle Città del Vino sottolinea il ruolo dei Comuni come straordinari motori di sviluppo locale e di presidio del territorio. In Italia ci sono 5.497 Comuni sotto i 5.000 abitanti, che rappresentano il 69,45% del numero totale dei Comuni italiani per un totale di 9.937.212 abitanti. I borghi sono la spina dorsale di molte aree italiane, uno scrigno carico di tradizioni, cultura e storia, che non va discriminato o sottovalutato perché anche chi è più lontano e periferico può contribuire al sapere e alla crescita dell’intero Paese e con una adeguata ridistribuzione di opportunità e crescita possono diventare anche uno strumento di coesione sociale e di tenuta del tessuto di territori che lo sviluppo dissennato degli ultimi anni ha contribuito a strappare. Ad oggi però sono ancora tanti i paesi abbandonati e poco popolati, magari per cataclismi o per la diffusa mancanza di lavoro o di servizi, minuscoli centri quasi privi di abitanti, a volte situati in zone geografiche impervie e inaccessibili che non hanno permesso la formazione di agglomerati urbani.

Vendere una casa ad una cifra simbolica può sembrare deleterio per le finanze di un Comune, ma lo stato di abbandono delle abitazioni causerebbe comunque una perdita all’interno delle casse pubbliche e la transazione avviene con regole che i cittadini sono obbligati a rispettare per non vedersi togliere in seguito la proprietà dell’immobile: l’obbligo di avviare un piano di ristrutturazione che sia finalizzato alla ripresa e alla messa a nuovo della casa e il sostenimento delle spese notarili e di registrazione. E anche dove i  costi per lavori possono sembrare alti, in realtà esistono fondi e finanziamenti (anche europei) per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica a cui possono accedere tutti i cittadini e a volte persino incentivi offerti dalle amministrazioni locali stesse per stimolare le persone a trasferirvisi. Ogni realtà ha delle condizioni precise, ma il senso generale è quello di provvedere a recuperare edifici che rischiano di diventare delle catapecchie abbandonate, di ridargli valore economico e reintegrarli sul mercato.

Insomma l’idea può essere uno spunto utile dal quale partire, ma porta con sé alcuni rischi (il fatto, per esempio, che in corso d’opera i nuovi proprietari possano interrompere la ristrutturazione lasciando di nuovo al Comune edifici in cattive condizioni e non utilizzati o che le case in offerta contribuiscano ad un aumento della popolazione solo per periodi limitati, alimentando flussi di tipo meramente “turistico”) e non risolve se non in minima parte il problema del decadimento e/o della scomparsa delle identità territoriali, di quell’insieme cioè di diversità, di specificità locali, di radici e tradizioni che nei secoli hanno caratterizzato la dimensione specifica del nostro sviluppo, quella fitta disseminazione di nuclei urbani grandi e piccoli, punti di riferimento dei territori circostanti, centri vitali di intenso scambio commerciale, culturale e produttivo.

Forse allora bisognerebbe evidenziare ancora di più la necessità di promuovere e dare attuazione concreta anche a tutte quelle norme, forme di sostegno e iniziative che possano rafforzare la capacità delle amministrazioni comunali di offrire servizi ai cittadini e alle imprese; di tutelare le fasce più deboli (basta pensare agli anziani, ai giovani o agli immigrati regolari) che di un luogo dove vivere hanno particolare bisogno ma che a quel luogo potrebbero restituire vitalità portando scuole, presidi medici e attività produttive; di progettare, regolamentare e valorizzare le filiere delle produzioni agroalimentari e vitivinicole che sono potenzialmente presenti nella maggior parte dei territori dove insistono i piccoli borghi; di puntare alla sostenibilità ed alla tutela dell’ambiente (preziosissimo bene comune che arricchisce tutto il nostro Paese) nelle attività che vanno dall’edilizia all’agricoltura fino al riciclo e recupero delle risorse naturali. “Riace”, considerazioni di contorno a parte,  docet:  un modello di integrazione dove si è riusciti a coniugare la sfida dell’accoglienza  di rifugiati in fuga dai loro Paesi con il rilancio di un territorio che si stava spopolando. Una strategia win-win, potremmo dire: il paese ha contrastato lo spopolamento recuperando le case abbandonate e ha salvato i vecchi mestieri e le attività artigianali tramandandoli ai nuovi arrivati. Un metodo basato su partecipazione dei cittadini, lavoro e collaborazione con le istituzioni.

La forza delle reti tra i Comuni e dell’associazionismo di prodotto, il rapporto inscindibile tra produzioni agricole di qualità e territorio, la semplificazione della burocrazia, la sperimentazione di nuovi modelli partecipativi con l’innovazione e la ricerca, lo scambio e la disseminazione delle buone pratiche, la consapevolezza  di tutti i facenti parte di una comunità (amministratori, cittadini, imprese) del genius loci e del suo valore socioculturale ed economico, la promozione dell’accesso alla banda larga e sistemi wireless su scala nazionale, sono tutti temi essenziali che hanno ispirato e continuano ad ispirare la missione della nostra Associazione, che da oltre 30 anni da voce ai piccoli Comuni e sostiene l’importanza del “buon governo dei territori”.

Quando nel 2016 si scelse L’Aquila come sede del XV edizione del concorso enologico delle Città del Vino “La Selezione del Sindaco”, lo spirito fu proprio quello di suggerire alla città, a sette anni dal sisma del 6 aprile 2009, di fare del turismo enogastronomico una leva su cui poggiare per un nuovo sviluppo locale. Ma anche le nuove linee guida del “Piano Regolatore delle Città del Vino”, fondate sull’equilibrio tra validità agronomica e qualità paesaggistica, puntano a ridefinire un nuovo rapporto tra città e campagna che introducendo elementi come sostenibilità, accessibilità, cambiamenti climatici e Urban Food Planning possono offrire ai Comuni una visione strategica di grande respiro e impatto: la creazione di circuiti economici basati sulla produzione e il consumo di vino e cibo e finalizzati a generare mercati autosostenibili, che possano stimolare la microimprenditorialità, salvaguardare e valorizzare i caratteri distintivi dei paesaggi agrari e i servizi eco sistemici, integrare flussi turistici e identità locali. Svolgendo così un ruolo di primissimo piano verso la resilienza dei sistemi urbani, di grandi o piccole dimensioni che siano, attraverso la ricostruzione dei rapporti che legano mercato, lavoro e cittadinanza, pietre angolari dei processi di riterritorializzazione, di riqualificazione dei centri storici e di rivitalizzazione del senso di appartenenza.  (di Alessandra Calzecchi Onesti)