La tartaruga che fa bene al vino

19/05/2021

Duemila anni fa gli antichi Romani utilizzavano il cocciopesto come rivestimento per realizzare serbatoi, vasche termali, strade ed acquedotti. Tutt’oggi di questi manufatti abbiamo numerose testimonianze. L’Azienda Drunk Turtle di Pontedera (Pisa) lo ha riportato alla luce perfezionandone la ricetta originaria con un obiettivo ben preciso: utilizzarlo nella produzione di vasi vinari.

Oggi il cocciopesto è un materiale che risponde agli attuali trend di ricerca della naturalità e riscoperta della tradizione che stanno emergendo sempre più nel settore food & beverage, incluso quello enologico. Oltre a ciò, permette l’ossigenazione del vino e rispetta i requisiti di idoneità al contatto con gli alimenti richiesti dalla legge, senza l’utilizzo di resine alimentari.

Ma che cos’è esattamente il cocciopesto? Nella sua opera De Architectura il famoso architetto romano Vitruvio (I secolo a.C.) lo descrive come un impasto di cocci di terracotta, pietre, sabbie e polveri di marmo tenuti insieme con calce idraulica. Questo materiale veniva chiamato opus signinum, dal nome della città di Segni, all’epoca molto attiva nella produzione di materiali edilizi. Inspirati da questo, Drunk Turtle avvia la sua produzione, unica al mondo nel suo genere, di vasi vinari in cocciopesto. Oggi ne producono circa 120 all’anno in formati da 350 litri fino a 27 ettolitri.

La forma dei vasi vinari Drunk Turtle e la loro robustezza ricordano il carapace della tartaruga, un animale lento come è lento il processo di invecchiamento del vino. Da qui la scelta del nome dell’Azienda. A conferire un’elevata robustezza ai contenitori contribuisce la stessa forma ovoidale e grazie alla loro resistenza meccanica i vasi in Cocciopesto DT non necessitano di rinforzi strutturali con gabbie metalliche. La forma ovoidale ha l’ulteriore vantaggio di innescare moti convettivi naturali, un fenomeno positivo perché favorisce il processo estrattivo.

Ma la vera peculiarità dei vasi vinari in Cocciopesto DT è insita nel materiale, caratterizzato da una elevata inerzia termica e una permeabilità tale da risultare ottimale per tutte le fasi della vinificazione. È importante evidenziare anche la sostenibilità ambientale: il cocciopesto è composto da materiali di recupero scartati da altre lavorazioni, e il processo produttivo non richiede alcuna cottura in forno ma solamente un essiccamento all’aria. Possiamo definire le OPUS Drunk Turtle in cocciopesto il perfetto connubio tra tradizione e innovazione.