Italia primo produttore mondiale

10/04/2017

Il settore vitivinicolo dell’Unione Europea, a livello mondiale, ha un peso specifico molto significativo, rappresentando il 45% della superficie del vigneto globale; il 52% del consumo di vino; il 63% della produzione vinicola in termini di volume e il 70% in valore. Un settore dai numeri imponenti: il valore di mercato del vino nell’UE è stimato in 100 miliardi di euro e sono 3 milioni i posti di lavoro a tempo pieno impiegati direttamente nel settore, senza contare l’indotto. Da questi numeri è partito Antonio Rallo, presidente di Unione Italiana Vini, per fare alcune riflessioni con il Commissario Europeo all’Agricoltura Phil Hogan, per la prima volta a Vinitaly, durante un incontro riservato al quale ha preso parte l’intero Consiglio Nazionale di Unione Italiana Vini.

 “Sono grato al Commissario Hogan per averci dedicato tempo e attenzione, in continuità con il proficuo rapporto di collaborazione già in essere con lui ed il suo Gabinetto – commenta Antonio RalloDurante il nostro incontro, dopo aver tratteggiato il quadro completo del comparto vitivinicolo europeo, ci siamo soffermati su quello nazionale. Abbiamo evidenziato come l’Italia sia il primo produttore di vino della UE e, dunque, del mondo, con 48,5 milioni di ettolitri nel 2016 e con un export in continua crescita, passato da 3,6 miliardi di euro del 2006 a 5,6 miliardi di euro nel 2016 (21 milioni di ettolitri). Una puntualizzazione dovuta per rimarcare che la Politica Agricola Comune post 2020 debba necessariamente prevedere risorse finanziarie in grado di rispondere alle sfide del nostro settore vitivinicolo. In particolare, vorremmo che il Piano Nazionale di Sostegno fosse mantenuto poiché ha dimostrato di essere uno strumento flessibile e strategico per le imprese; ha stimolato gli operatori a riorientare la loro produzione rispetto alle richieste del mercato incoraggiando l’innovazione e lo sviluppo di pratiche moderne in vigna come in cantina, e sostenendo gli investimenti in promozione dei brand e dei territori”.

Attraverso la PAC – risponde il Commissario Phil Hoganl’Unione europea prevede un notevole sostegno anche per il settore vitivinicolo italiano, riconosciuto per la sua produzione di qualità. Il bilancio per la promozione verrà aumentato in modo significativo e i produttori di vino italiani possono stare sicuri che la PAC post-2020 continuerà a sostenere il comparto”.

Dopo aver fatto il punto sullo scenario internazionale, sul mercato del vino italiano e sulla PAC post 2020, gli interventi hanno fatto focus principalmente sul Sistema autorizzativo, sulla Misura promozione nei Paesi Terzi, sul Commercio Estero e sul tema delle modalità di comunicazione delle informazioni ai consumatori.

Nel 2016 – aggiunge Lamberto Frescobaldi, vice presidente Unione Italiana Vinianno in cui è entrato in vigore il sistema delle autorizzazioni agli impianti viticoli, sono state presentate richieste per circa 67 mila ettari di nuovi impianti, a fronte di una disponibilità di soli 6.376 ettari, pari all’1% della superficie vitata complessiva nazionale. Ad oggi, nel 2017, non si conoscono ancora i dettagli del numero di richieste presentate, ma dalle prime stime effettuate dal Ministero, si attende una richiesta superiore a quella della campagna 2016. La rigidità del sistema delle autorizzazioni agli impianti viticoli, dovuta in particolar modo al plafond annuo di ettari per nuovi impianti estremamente contenuto, pone un freno alla possibilità di accrescere le dimensioni delle aziende italiane. Si consideri, infatti, che la superficie vitata media di una azienda vitivinicola californiana è di 36 ettari, di una sudafricana 30 ettari, di una argentina 8,2 ettari, di una australiana 30 ettari, di una cilena 13,04, a fronte di 1,8 ettari di quella italiana. Una situazione che pone la necessità,nell’ambito della nuova PAC post-2020, e alla luce di un’analisi dell’implementazione del regime del blocco degli impianti, dell’introduzione di correttivi al sistema vigente, aumentando in primis il plafond annuo di autorizzazioni disponibili da parte dello Stato membro e, poi, stabilendo un tetto alla concessione delle stesse”.

Altro tema caldo evidenziato al Commissario Europeo Phil Hogan, è stato quello della misura promozione nei Paesi Terzi, per voce di Domenico Zonin, consigliere UIV e vicepresidente CEEV

 “Dal 2010 al 2015, in Europa i consumi sono calati in valore dell’1%. In USA sono cresciuti del 3,7% e in Asia dell’11%. – spiega Domenico Zonin, consigliere UIV e vicepresidente Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV)Per noi è fondamentale la promozione per rivolgerci ai Paesi al di fuori dell’Europa.  La misura ‘promozione nei mercati dei Paesi terzi’ rappresenta pertanto un driver fondamentale per l’aumento della competitività delle aziende vitivinicole al di là dai confini comunitari, dove abbiamo ancora margini importanti di sviluppo. È necessario ottimizzare le risorse finanziarie che ogni anno vengono mobilitate, pari a circa 200 milioni di euro (100 milioni fondi UE + 100 milioni fondi nazionali) e pensare ad un rafforzamento della misura “promozione nei Paesi terzi” anche nella programmazione finanziaria post 2020. Per quanto riguarda il commercio estero, crediamo sia indispensabile che la politica della promozione venga affiancata da un’ambiziosa politica commerciale europea, in grado di agevolare l’accesso dei nostri prodotti nei mercati extra UE, soprattutto nei Paesi emergenti. In tal senso vogliamo stimolare le Istituzioni europee ad operare un deciso cambio di passo nella negoziazione degli accordi bilaterali di libero scambio. In particolare, chiediamo alla Commissione Europea di chiudere entro giugno l’accordo di libero scambio con il Giappone, mercato fondamentale per il vino italiano dove attualmente i nostri maggiori competitor (Cile e Australia) beneficiano di un vantaggio competitivo dovuto all’azzeramento dei relativi dazi doganali”.

 “La Commissione europea – commenta Hoganè impegnata e sta facendo ottimi progressi nei negoziati con il Giappone per la conclusione di un accordo di libero scambio, come confermato nel recente incontro tra il Presidente Juncker e il Primo Ministro Abe.  Rimango fiducioso che un accordo possa essere concluso con successo nei prossimi mesi. Sono stato a capo di numerose missioni commerciali come parte di un’operazione diplomatica per diversificare in mercati nuovi ed emergenti. Invito i produttori di vino italiani ad unirsi a me nelle prossime missioni. Per quanto riguarda la TTIP, gli Stati Uniti devono decidere in merito alla propria politica commerciale internazionale. Nel frattempo, l’UE continuerà a esplorare nuove opportunità commerciali e credo che ci sia un enorme potenziale in Asia, che perseguiremo a vantaggio dei produttori europei”. 

Argomento delicato, sul quale si è concluso l’incontro, è stato il rapporto tra ‘vino e salute’, dove relatore è stato Sandro Sartor, consigliere UIV e coordinatore del Tavolo ‘vino e salute’ del Consiglio nazionale UIV, che ha puntato l’attenzione sulle modalità di comunicazione delle informazioni ai consumatori (ingredienti e profilo nutrizionale): “Il settore del vino vuole essere proattivo e, al contempo, innovatore per quanto riguarda le modalità di comunicazione delle informazioni nutrizionali e degli ingredienti verso consumatori. Utilizzeremo le nuove tecnologie digitali per rendere accessibili tutte le informazioni anche da smartphone e tablet. Stiamo studiando, quindi, un sistema che integri in etichetta sia pittogrammi specifici e dichiarazioni nutrizionali, sia un ‘rimando’ a siti specifici per tutte le ulteriori informazioni”.