Enoturismo: l’importanza delle reti tra enti pubblici e operatori del comparto

02/05/2018

Tra i tanti appuntamenti istituzionali e di conoscenza del patrimonio culturale ed enologico del territorio, la convention primaverile delle Città del Vino che si apre oggi a Noto ospiterà una riflessione su attualità e prospettive nell’evoluzione dell’enoturismo. Al Simposio Internazionale dal titolo “L’enogastronomia sostenibile: beni materiali e immateriali”, giunto alla sua terza edizione, saranno infatti riportati alcune delle interessanti analisi fornite dal XIV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, realizzato anche quest’anno per l’Associazione da un gruppo di ricerca afferente al Corso di Perfezionamento Universitario e Aggiornamento Culturale in “Wine Business” dell’Università degli Studi di Salerno, con il Coordinamento Scientifico del Professor Giuseppe Festa.

L’indagine, di cui sono disponibili in allegato una sintesi e la presentazione all’appuntamento siciliano del 27 aprile presso l’ottocentesco Teatro “T. Di Lorenzo”, costituisce non solo una fotografia dello stato dell’arte del turismo del vino in Italia – che conferma per il 2017 numeri molto elevati sia dei turisti del vino sia del complessivo fatturato enoturistico – ma anche l’unico strumento che da 14 edizioni (considerabili praticamente come annualità, anche se in realtà gli anni di funzionamento dell’Osservatorio sono ben più di 14) monitora costantemente il fenomeno dell’enoturismo in Italia.

Il 2017 sarà ricordato dagli operatori del comparto vitivinicolo come un anno molto particolare, in cui l’evidenza del cambiamento climatico si è fatta sentire con grande forza: un’annata siccitosa, che ha portato la produzione italiana ad attestarsi intorno ai 40 milioni di ettolitri. Sempre in termini quantitativi non è andata benissimo nemmeno agli altri “tradizionali” Paesi del vino, i Paesi del Nuovo Mondo del Vino invece rimangono sostanzialmente stabili in termini di quantitativi di produzione, mentre le uniche eccezioni in senso positivo sono l’Argentina nel Nuovo Mondo e il Portogallo nel Vecchio Mondo. Oltre ad una diffusa scarsità idrica, altri disagi atmosferici hanno colpito l’Italia nel 2017 (gelate, temporali, alluvioni, ecc.), non dovunque e non con la stessa intensità, ma in ogni caso contribuendo a un’annata perlomeno non facile. Da molte parti, peraltro, si segnalano le evidenti riduzioni in termini di quantità raccolta, ma con una buona se non ottima qualità delle uve raccolte e dei vini prodotti, con un consistente incremento, in ragione di questi due fattori, dei prezzi di acquisto.

Oltre che per il comparto vitivinicolo, caratterizzato da questi forti cambiamenti nell’arco di appena un anno, il 2017 è stato foriero di grandi cambiamenti in Italia anche per quanto riguarda il mondo in generale del vino e in particolare del turismo del vino. Hanno infatti visto la luce tre importantissimi provvedimenti legislativi: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Testo Unico della Vite e del Vino, la Legge sui Piccoli Comuni e l’emendamento alla Legge di Bilancio 2018 sulla disciplina fiscale enoturistica. Si tratta di novità normative di notevole interesse: per certi versi, a saperle ben impiegare e integrare, si potrebbe trattare, almeno sulla carta, di una vera e propria rivoluzione per il mondo del turismo del vino italiano. In questa evoluzione è giusto ricordare il determinante contributo dell’Associazione delle Città del Vino nel dialogare direttamente con il MIPAAF per poter arrivare alla migliore presentazione possibile della proposta d’innovazione fiscale della disciplina enoturistica, dato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva preso come base di riferimento proprio i Rapporti dell’Osservatorio Nazionale sul Turismo del Vino.

Dal XIV Rapporto emergono nuove testimonianze della vivacità del fenomeno turismo del vino in Italia (almeno 14 milioni annuali di accessi enoturistici tra escursioni e pernottamenti, almeno 2,5 miliardi di euro annuali considerando l’intera filiera enoturistica), tra le quali la constatazione della vitalità delle iniziative a livello comunale e anche della sempre più insistente emersione, a livello territoriale, di attività di marketing, comunicazione e pubblicità. Si tratta di un’evidenza di notevole impatto, dato che l’indagine non ha riguardato operatori privati del comparto, fisiologicamente “primi sul pezzo”, ma Comuni, che per tanti motivi hanno capacità di reazione più ponderate rispetto ai fenomeni socio-economici. In altre parole, riscontrare un certo dinamismo anche a livello istituzionale costituisce una sorta di controprova del successo dell’enoturismo in Italia. Allo stesso tempo, tuttavia, da alcune risposte si avverte una richiesta di maggiore collaborazione, aggregazione e coordinamento sui territori, una sorta di strategia (o strategie) del turismo del vino come attrattore nazionale e internazionale.

Come approfondimento specialistico è stato infine sottoposto all’attenzione degli intervistati un modello di sviluppo enoturistico pensato in particolare (ma non solo) per i Piccoli Comuni, volendo enfatizzare una via a un modello “italiano” di Wine Tourism, fatto di bellezza dei luoghi, bontà dell’enogastronomia e vivibilità dell’ambiente. In questo mix è indispensabile progettare, organizzare e gestire “reti di collaborazione” tra enti pubblici e operatori privati, per valorizzare al meglio possibile il terroir non soltanto del vino, ma dell’intera filiera enoturistica del territorio.

Su questi temi e su queste attività si è quindi sempre più convinti del ruolo strategico e di coordinamento che l’Associazione delle Città del Vino può svolgere, eventualmente anche con l’assistenza di Ci.Vin., ormai diventato braccio operativo delle Città del Vino nel supporto ai territori per promuovere l’offerta enoturistica. A partire dal rafforzamento dell’Osservatorio tramite la collaborazione con enti istituzionali (in primo luogo, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e associativi (costituiti da operatori pubblici e/o privati), fino alla partecipazione ad una cabina di regia a livello nazionale di “marketing intelligence” (ossia l’aggiornamento di mercato) che potrebbe produrre benefici effetti nel facilitare la diffusione delle informazioni più rilevanti presso gli attori interessati (enti pubblici e operatori della complessiva filiera enoturistica) mediante conferenze istituzionali, convegni informativi e seminari tecnici. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

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