Donne che lavorano nel vino: a che punto siamo? #3

Prosegue la nostra inchiesta sul gender gap nel settore vino “Donne che lavorano nel vino: a che punto siamo?”, pubblicata su Terre del Vino, dopo aver raccolto le riflessioni di una ventina di professioniste del settore. Anche in questo secondo blocco di interventi emerge una pluralità di prospettive che non si lascia ridurre a una lettura univoca: tra esperienza personale, cambiamento generazionale e persistenza di stereotipi.

Essere donna nel vino oggi è più un vantaggio o una sfida?

Barbara Tedde, sommelier e wine writer

«Ha il vantaggio di essere una sfida e questo è un motore interiore complesso ma anche affascinante. Le donne, se si appassionano, non mollano mai, in ogni settore. Sono disposte a sacrificare il proprio tempo e la propria vita per arrivare allo scopo.

“Per le donne che lavorano nel mondo del vino non vedo grandi differenze rispetto ad altri settori in cui si ricoprono ruoli che un tempo erano maschili. Di passi ne sono stati fatti molti: oggi la percentuale di produttrici, sommelier, comunicatrici, enologhe, agronome e giornaliste di settore è cresciuta in modo significativo.

“È stata fatta una grande fatica negli ultimi cinquant’anni per affermare che le donne hanno un ruolo importante anche qui. Forse proprio questa sfida ha contribuito all’affermazione, anche solo nel fatto di essere ascoltate, fino ad arrivare a una presenza numericamente rilevante nel mondo enologico.

“Altri vantaggi al momento non ne vedo, ma rimango speranzosa e confido nelle nuove generazioni. Speriamo riescano a continuare ad affermarsi e a credere nelle proprie capacità, senza subire né esercitare prevaricazioni.”

Maria Katharina Rauchenberger, direttrice legale e compliance del gruppo Ruffino

“Essere donna nel settore del vino oggi non rappresenta necessariamente un vantaggio, perché considerare il genere come elemento facilitante rischia di semplificare eccessivamente la complessità della professione. La vera sfida non riguarda tanto il fatto di essere donna, quanto la capacità di muoversi in un mercato in continua evoluzione, dove normative e trend di consumo cambiano rapidamente.

“Il settore vitivinicolo richiede competenze, visione e adattabilità: qualità che devono essere riconosciute indipendentemente dal genere. È una sfida, certamente, ma condivisa da tutti i professionisti che lavorano con passione e dedizione, in un contesto sempre più internazionale e competitivo.”

Maddalena Mazzeschi, ufficio stampa

“Per rispondere devo fare un breve excursus, perché in più di 40 anni le cose sono cambiate molto. Nella seconda metà degli anni ’80, quando ho iniziato, sono stata assunta non tanto per la mia formazione tecnica (cosa rara per una donna), ma perché la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione pensava fossi facilmente manovrabile: giovane, donna e al primo lavoro.

“Un preconcetto tipico dell’epoca, forse legato all’abitudine a relazionarsi con donne ‘dolci, umili e remissive’. Purtroppo per loro non rientravo in nessuna di queste categorie. Una volta chiarito che non ero manovrabile, ho dovuto dimostrare non solo di essere preparata quanto gli uomini, ma di più, se volevo essere presa sul serio. L’assioma era: donna uguale scarsa preparazione tecnica, ma anche uomo che deve dimostrare la propria superiorità. Era quindi necessario avere obiettivi chiari, fermezza e grande professionalità.

“Con il tempo non credo che le cose siano cambiate radicalmente, credo però di essere cambiata io. Oggi non mi pongo più il problema se essere donna sia un vantaggio o uno svantaggio: so che spesso può essere ancora un handicap, ma non lo considero mentre lavoro. Quando incontro scetticismo, sposto il confronto sulle competenze e su una memoria professionale di oltre quarant’anni. Questo aiuta a ristabilire un equilibrio, se non a vincere almeno a essere considerata alla pari.

“Se devo segnalare un preconcetto ancora attuale, è questo: l’età in un uomo viene letta come esperienza, in una donna come vecchiaia. Basta osservare la percezione di capelli grigi o rughe per rendersene conto.”

Il quadro che emerge continua a oscillare tra due poli: da un lato la normalizzazione crescente della presenza femminile nel settore vitivinicolo, dall’altro la persistenza di dinamiche culturali e percettive che restano ancora radicate, soprattutto sul piano simbolico e professionale. Le cose si stanno evolvendo ma la strada è ancora lunga.

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