Donne che lavorano nel vino: a che punto siamo? #4

Concludiamo la nostra inchiesta sul gender gap nel settore vino “Donne che lavorano nel vino: a che punto siamo?”, pubblicata su Terre del Vino di maggio-giugno 2026 e ampliata con 3 puntate pubblicate qui nei giorni scorsi. In questo passaggio chiudiamo con le Ambasciatrici di Città del Vino, che ampliano il quadro oltre la dimensione produttiva, toccando quello istituzionale, culturale e territoriale.

Essere donna nel vino oggi è più un vantaggio o una sfida? 

Fabrizia Fiumi, ex assessore Comune di Imola

“La mia esperienza di amministratrice mi porta a una risposta salomonica: entrambe le cose. Una sfida, perché anche nel mondo del vino, come in gran parte delle professioni, la presenza femminile è ancora minoritaria e deve fare i conti con il soffitto di cristallo e con la difficoltà di raggiungere posizioni di vertice. Per questo la sfida è ancora aperta.

“Altrettanto vero, però, è il vantaggio che ho riscontrato nella mia storia di impegno nell’associazionismo sociale e culturale. Da amministratrice pubblica, con deleghe allo sviluppo economico, ho potuto portare una visione complementare e spesso diversa nei lavori di giunta e nelle relazioni con i portatori di interesse.

“Non sempre, infatti, nell’affrontare le sfide dell’economia un sistema basato sulla competizione risulta migliore di uno basato sulla collaborazione. Per questo ritengo che le donne siano in grado di promuovere relazioni più soddisfacenti e rispettose. Il lavoro di cura, da sempre delegato alle donne, ha inoltre contribuito a sviluppare una visione attenta alla complessità, alla tutela e al benessere, ma allo stesso tempo aperta al cambiamento.

“Personalmente ho sempre pensato che la curiosità sia un valore, perché spinge a mettere in discussione le abitudini e a guardare le cose da prospettive nuove, e una virtù quando si unisce alla prudenza che deriva dalla responsabilità verso gli altri.”

Marilena Mauceri, ex sindaca Comune di Menfi

“Essere donna del vino, nel 2026, non significa più entrare in un mondo chiuso. Significa piuttosto lavorare dentro un settore che sta riscrivendo i propri codici. La cantina resta un luogo di tradizione e di fatica fisica, dove i ritmi della vendemmia e la gestione della vigna impongono ancora una prova di resistenza. Ma fuori dalla vigna, il mercato parla un’altra lingua: il consumatore cerca storie, territorio, relazione. Sono valori che hanno ridefinito il perimetro del lavoro.

“In questo spazio la presenza femminile è cresciuta in modo costante, soprattutto nei settori dell’export, della comunicazione e dell’accoglienza. È una trasformazione che si misura nelle etichette, nei viaggi degli importatori, nelle scelte dei buyer. La sfida tecnica non è sparita, ma il vantaggio competitivo, oggi, è diventato concreto.”

Essere Ambasciatrici di Città del Vino: cosa significa per voi, come professioniste e come donne?

Fiumi: “E’ una gioia e un onore, perché significa continuare a vivere in una comunità  caratterizzata da grande forza di attenzione e innovazione, da un grande impegno, ma anche da un grande calore umano. Il vino è la bevanda della relazione e della convivialità,  e noi, ambasciatrici e ambasciatori, siamo legati perché continuiamo ad operare nei territori, anche  senza aver più, nel mio caso, ruoli amministrativi. Siamo ancora poche donne, però. E forse un po’ di quote rose non farebbero male alla nostra Associazione.

“Vivo questa esperienza promuovendo la conoscenza e la partecipazione alle iniziative della Città del Vino, presso i vitivinicoltori del territorio; i tempi non sono facili, perché richiedono di tenere assieme le singolarità dei produttori con la complessità del mercato e inoltre la capacità di pensare al vino non solo come un prodotto, ma anche, e sempre di più, come un volano di sviluppo del territorio. I progetti del  turismo del vino e delle città di identità sono, e saranno sempre di più, occasione per me di impegno per la  crescita per il mio territorio.”

Mauceri: “In quanto professionista, significa fare da ponte tra il lavoro in cantina e la comunità. Il vino non è solo un prodotto tecnico: è paesaggio, economia, cultura. Il ruolo di Ambasciatrice è raccontare tutto questo: nei convegni, con i turisti, nelle scuole, con la stampa. In quanto donna, vedo questo incarico come il riflesso di un cambiamento che il settore sta vivendo. Per anni la rappresentanza pubblica del vino ha avuto un volto maschile. Oggi il mercato chiede anche un’altra narrazione: più accoglienza, più attenzione al dettaglio, più relazione con il territorio.

“Non è una questione di genere in senso biologico, ma di stile professionale che il pubblico riconosce e che, in ambito enoturistico e comunicativo, è diventato un valore concreto per le città e per i produttori. In sintesi, è un incarico di mediazione: unisce competenza tecnica e responsabilità culturale, dando voce al lavoro di chi fa vino e alla storia delle comunità che lo ospitano.”

La dimensione della sfida rimane presente anche per le nostre ambasciatrici che speriamo possano crescere come rappresentanza, ma si affianca una lettura evolutiva del settore, in cui il ruolo femminile non viene soltanto rivendicato, ma già praticato in forme nuove, tra impresa, istituzioni e narrazione del territorio.

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