Diamo il benvenuto a San Dorligo della Valle – Obcina Dolina

16/03/2023

L’Associazione dà il benvenuto al Comune di San Dorligo della Valle Občina Dolina, situato fra il territorio carsico e istriano, nell’estrema zona orientale della provincia di Trieste.

Denominata negli ultimi secoli Dolina, dallo sloveno “valle, avvallamento”, assunse il nome attuale per un Regio Decreto del 1923: sotto il regime fascista si scelse di ripristinare il nome antico in uso nel periodo medievale, in riferimento al nome del patrono del luogo, sant’Ulderico; per quanto riguarda la seconda parte si tratta della traduzione di Dolina. (fonte: wikipedia.org)

Numerosi rinvenimenti archeologici di epoca storica e preistorica dimostrano la presenza dell’uomo fin da tempi antichissimi. Nel II secolo a.C. la zona fu occupata dai Romani, che in seguito vi costruirono alcune ville e l’acquedotto (i cui resti sono ancora visibili) che riforniva Trieste. Finito l’Impero d’Occidente, il territorio triestino passò prima agli ostrogoti, che vi governarono per quasi un secolo, seguì poi la riconquista bizantina, che continuò la tradizione romana sino alla metà dell’VIII secolo. Dopo alterni domini, Trieste con tutto il territorio contermine passò all’Impero franco, che dominò la città per cinque secoli. Ritornata la valle alla casa d’Austria e distrutto il castello di Moccò nel 1511, l’eredità amministrativo-bellica della fortezza medievale passa al neonato castello di San Servolo. Un secolo dopo, nel 1632, venne istituita la Signoria di San Servolo, che continuò sostanzialmente la gestione dell’antico distretto di Moccò. Il Settecento è segnato dalla proclamazione di Trieste porto franco e dal sempre maggiore peso del porto sull’economia del territorio contermine. La fine del secolo ed i primi dell’Ottocento vedono il susseguirsi delle occupazioni francesi, che portarono le prime forme di amministrazione moderna nel nostro territorio. Nel successivo ritorno all’Austria e dopo le diverse modifiche amministrative che caratterizzarono quel periodo di riforme nacque finalmente il Capocomune di Dolina (secondo la definizione dell’epoca), che, assieme al Capocomune di Materija ricalcavano esattamente i confini della soppressa Signoria. Dopo la Prima Guerra Mondiale il Comune venne incluso nella regione amministrativa della Venezia Giulia, annessa al Regno d’Italia. Nel 1945, il territorio fu occupato dall’armata popolare jugoslava e successivamente dall’esercito americano e inglese. Dal 1947 al 1954 fece parte della zona A del Territorio Libero di Trieste, e venne riaggregato alla Repubblica Italiana il 26 ottobre 1954.

Nel territorio comunale, dove vige il bilinguismo sloveno-italiano per la presenza maggioritaria della popolazione autoctona slovena, si susseguono caratteristiche borgate contigue che si affacciano alla valle: S. Giuseppe della Chiusa-Ricmanje, S. Antonio in Bosco-Boršt, Moccò-Zabrežec, Bagnoli della Rosandra-Boljunec, Dolina, Crogole-Kroglje e Domio-Domjo. Oltre al Castello di San Servolo, che sorge imponente sulla montagna che sovrasta il paese, e alle rovine del Castello di Moccò (Muhov grad o anche grad Mokovo in sloveno), che si trova   nel Breg, nei pressi del cimitero del paese di Sant’Antonio in Bosco a picco sulla Val Rosandra, meritano una visita la tante architetture religiose, tra le quali le Chiese di San Giovanni Battista (XVII secolo),  Sant’Antonio Abate (XIX secolo),  San Bartolomeo Apostolo, San Giuseppe, Sant’Antonio Abate (XVII secolo), Santa Maria in Siaris. Attraversata da un torrente, caratterizzato da rapidi pendii, cascatelle, pozze d’acqua trasparente, la splendida Val Rosandra – Dolina Glinščice, oggi Riserva naturale, è nota per la ricca varietà di specie vegetali e faunistiche, la presenza di fenomeni carsici superficiali e le numerose grotte.  Qui le specie di flora delle Alpi sud-orientali convivono con le specie mediterranee in un ambiente geologico e idrologico che può essere definito unico. Un’escursione nella Riserva, che si estende per un totale di circa 746 ettari, offre inoltre la possibilità di scoprire la storia di questi luoghi con i siti archeologici risalenti al periodo preistorico e al periodo romano e la possibilità di accedere ai molti sentieri e alle bianche e imponenti pareti, meta di numerosi scalatori e anche di sportivi. Tra i più conosciuti vi è quello che collega, seguendo il corso del torrente, la località di Bagnoli della Rosandra con il paesello di Bottazzo. Nel borgo, citato già in un documento del XV secolo, si trovano ancora i resti di uno dei grandi mulini situati lungo il corso del fiume. Oggi vi è presente anche un punto di ristoro. La Località di Bagnoli è, inoltre, una tappa importante della "Via Alpina": il percorso parte dal rifugio Premuda (sede della Scuola Nazionale di Alpinismo) che vanta l’originale caratteristica di essere uno dei rifugi alpini più bassi in Italia (81 metri s.l.m.). Altri punti di interesse sono la cascata, l’Acquedotto romano, la Grotta di San Servolo – Socerb, i mulini.

Le Comunelle – Srenje sorsero in tutta Europa con diverse denominazioni (Regole in Veneto, Comunelle in Istria, Allmende in Svizzera, Mir in Russia, Jus sul Carso, Gemeinde in tedesco). Con il termine “srenje“ vengono indicate le comunità di abitanti autoctoni che autonomamente gestiscono, conservano e fruiscono della proprietà comune. Erano il complemento dell’organizzazione dei villaggi rurali: la terra dissodata era di proprietà individuale, il pascolo ed i boschi di proprietà collettiva. Per il territorio di Dolina sono estremamente importanti, perchè hanno saputo custodire attraverso i secoli il proprio territorio; migliorarlo dove era possibile e conservarne i caratteri naturali: se non fosse stato fatto questo lavoro, la Riserva Naturale della Val Rosandra-Dolina Glinščice non avrebbe oggi nulla da tutelare.  

Prevalente sviluppo ha avuto in questa zona, l’attività agricola, con buoni risultati nella viticoltura e nella coltura dell’olivo. Lungo il corso del torrente Rosandra sono ancora visibili i resti dei mulini con tratti di canali e macine.

Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina è oggi la culla dell’olivicoltura locale ed allo stesso tempo rappresenta la realtà più significativa a livello olivicolo di tutto il territorio regionale. L’olivo approdò in queste terre in epoca romana: gli scrittori latini come Plinio e Pomponio Mela nei propri scritti portano testimonianze della bontà dell’olio istriano. In epoche più recenti l’olio d’oliva locale veniva apprezzato anche dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. La vocazione olivicola di quest’area è ampiamente dimostrata dal fatto che il porto di Trieste è stato per secoli un importante centro di raccolta e smistamento per l’olio d’oliva. La maggior parte dei produttori produce l’olio per uso proprio, ma parte di essi imbottigliano e vendono l’olio anche fuori dalla provincia, riscuotendo numerosi premi ai concorsi nazionali in Slovenia e Croazia. L’ulivo autoctono è la Bianchera-Belica istriana e l’olio da essa ricavato è particolarmente pregiato e molto apprezzato per le sue caratteristiche olfatto-gustative.

La produzione del vino nella valle del Breg ha origini molto antiche: se ne ha notizia già dal lontano 1271 ed è stato nel corso dei secoli fonte di guadagno e pregio per gli agricoltori della zona. Agli inizi del XIX secolo la coltivazione della vite nel Breg ha assunto una vasta proporzione nell’economia domestica. Nel territorio di Dolina grazie alla favorevole posizione dei campi, della qualità delle vitim della facoltà intrinseca del suolo e del clima caldo, il vino è di ottima qualità: tra i vini bianchi la Malvasia, la Glera, la Vitovska e il Moscato; tra i rossi troviamo il Refosco e il Terrano.

Tappa fondamentale dopo una passeggiata sui sentieri del territorio è dunque provare i prodotti tipici della zona in un’osmiza. La presenza e l’apertura di questi luoghi è caratterizzata dalla frasca che viene posizionata sugli incroci principali per guidare le persone fino all’osmiza. Qui si possono ordinare del buon vino locale e piatti freddi prodotti in casa quali salumi, formaggi, verdure sott’olio e sott’aceto. L’origine delle osmize risale ai tempi dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che nel 1784 autorizzava i contadini a servire e vendere vino per un periodo di 8 giorni. Da qui il nome osmiza, dallo sloveno "osmica" ovvero osem (otto).

Da primavera all’autunno, infine, molte sono le sagre che si svolgono nei paesi del Comune. Quasi ogni fine settimana è possibile partecipare a qualche sagra paesana che offre cibo, bevande e musica tradizionale. Le sagre sono organizzate dalle associazioni locali o per celebrare un particolare momento dell’anno oppure per il santo patrono del paese. La più antica tra queste è la Majenca a Dolina, festa propiziatoria celebrata la prima settimana di maggio. Simbolo della Majenca è il Maj (albero di ciliegio innestato su un palo di abete di 15 m di altezza, simbolo della fertilità) chiaro riferimento all’abbondanza. In occasione vengono organizzate diverse mostre/concorsi con artisti locali e viticoltori che espongono i loro prodotti.

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