Maggiora divenne entità autonoma nella prima meta del 1300. Se di quel periodo le notizie sono sporadiche e frammentarie si può comprendere come risulti difficoltoso ed impreciso il contesto storico dei secoli precedenti.
Tuttavia, considerando le vicende dei territori viciniori, gli studi eseguiti a livello più ampio e i ritrovamenti documentati, si riesce a ricostruire sommariamente la storia di Maggiora alle origini.
Le scoperte archeologiche in siti non molto distanti da Maggiora ci confermano che, sul monte Fenera, nel Paleolitico vivevano uomini ed animali, tanto che sono stati rinvenuti busti di donna e di orso speleo; le palafitte di Mercurago si fanno invece risalire al neolitico.
Nell’età del Ferro anche il territorio maggiorese dev’essere stato influenzato dalla civiltà di Golasecca, di cui è testimonianza la tomba al colle di San Michele del 1200 a. C. ca.
Una prova della presenza umana è la cuspide di lancia di metallo, di forma foliata, lunga diciotto centimetri e larga quattro e mezzo, risalente al periodo compreso dal 1200 al 900 a. C., ritrovata nei dintorni di Maggiora nel secolo scorso ed ora esposta al Museo Civico di Novara.
I primi abitanti della zona furono i Liguri o Lygori o Gori il cui nome pronunciato aspirando la lettera G suonava come Ori da cui potrebbe derivare il toponomastico Maxoria.
I Celti o Insubri la chiamarono Mag-oria e vi portarono una civiltà più evoluta in cui erano maggiormente praticati l’allevamento e la metallurgia. Confermano il loro passaggio la lapide di Gattico, le coppelle delle Verzole di Maggiora, l’origine celtica del toponomastico Vergano.
Dopo due o tre secoli di stanziamento celtico, nel 1° secolo d.C. iniziò la conquista da parte dei Romani. Le due civiltà si fusero dando luogo ad una struttura amministrativa vincolata dalle leggi di Roma, in cui le condizioni di vita ed il substrato culturale erano di tipo gallico.
Avvenne una colonizzazione delle terre del Novarese da parte di famiglie romane; si diffuse il culto di Mercurio e delle Matrone; nel 196 d. C., per volere dell’imperatore Settimio Severo, si costruiva una strada che attraversava il Novarese, poi divenuta via Francisca da Novara all’Ossola.
Con la Lex Pompeia de Gallia Citeriore dell’89 a. C., Roma aveva patteggiato con Novara dotandola di più territori che divenivano colonie latine a vantaggio dei latifondisti romani.
Anche il nostro territorio entrava a far parte del comprensorio di Novara e le terre vennero sottoposte alla centuriazione, un sistema particolare di sistemazione catastale che contraddistinse il paesaggio agrario in maniera notevole.
Località di origine romana era S. Martino di Cureggio. Giunti i Longobardi nel 600, il paesaggio agrario si modificò con appezzamenti, già ridotti col tempo, che vennero recintati da siepi e muretti, com’è testimoniato dagli studi nelle vigne del Colombaro.
Il territorio passò poi sotto l’influenza dei Carolingi, in particolare dei Conti di Pombia, che nell’arco di un secolo (973 – 1093), parteciparono alla vita politica italica e nella loro contea fecero erigere monasteri, ospizi per viandanti, chiese. Restringendo la ricerca a menzioni dirette, si può ricordare che nell’840 il vescovo Adalgiso, col permesso imperiale, riceveva le decime ecclesiastiche della biada, del vino e delle pecore di numerose curtis tra cui quella di Boca.
Il nostro territorio nell’anno mille non aveva ancora una chiesa propria e gravitava sulla pieve di Cureggio, da cui partiva la via Bocascha che si approssimava al Sizzone. Della famiglia dei Conti di Pombia era Guido di Biandrate, che divenne signore di Maggiora.
( fonti foto io amo maggiora fb)