L’urbanizzazione in Italia

10/05/2017

Presentato a Roma l’e-book dell’ISTAT dal titolo "Forme, livelli e dinamiche dell’urbanizzazione in Italia". Il volume offre una lettura integrata dei fenomeni ambientali, sociali ed economici che caratterizzano le realtà territoriali del nostro Paese. Attraverso un’analisi qualitativa e quantitativa dell’urbanizzazione, affronta temi connessi e conseguenti alla rilevanza delle realtà urbane, con l’obiettivo di fornire il necessario contributo informativo alle policy. Inoltre cerca di rispondere alla necessità di un approfondimento dei dettagli territoriali (le periferie urbane, ad esempio) per misurare e interpretare i fenomeni socio-economici e di disporre di strumenti che integrino le dimensioni sociali, economiche e ambientali per la lettura del benessere degli ecosistemi urbani La prima parte del libro si concentra su aspetti teorico-metodologici connessi alla definizione concettuale di area urbana e di città. La seconda è invece dedicata ad approfondire le principali caratteristiche che qualificano le aree urbane e si completa con un’analisi sull’evoluzione socio-economica di medio periodo e il confronto con le altre realtà urbane europee.

Temi importanti, che spesso si rintracciano nel dibattito pubblico, come la mancanza di uno schema concettuale e definitorio di area urbana e di città. Le città rappresentano una delle sfide planetarie per il XXI secolo: il dibattito sviluppato in ambito europeo e nazionale sulle opportunità e le criticità che si delineano nei contesti urbani, dove progressivamente si concentra la popolazione, richiamano con urgenza la necessità di strategie di governante mirateper queste aree, considerate sempre più un elemento strategico per garantire il benessere e lo sviluppo sostenibile.

Sull’intreccio tra urbanizzazione e sviluppo sostenibile l’Associazione delle Città del Vino ha già da anni avviato una serie di riflessioni e proposto linee di intervento nell’ambito del più generale modello della Green Economy, che comprende anche un nuovo rapporto tra città e campagna, recupero e riuso dei centri storici, difesa e utilizzi sostenibili del suolo, agricoltura multifunzionale, produzione biologica e di filiera corta, cinture verdi urbane per l’agroalimentare di qualità ecologica, valutazione dell’impronta ambientale, salvaguardia della cultura rurale e della biodiversità, divulgazione di stili di vita e di consumo più responsabili e consapevoli.

In un capitolo del recente “LIBRO BIANCO DELLE CITTÀ DEL VINO”, presentato in occasione del trentennale dell’Associazione (1987-2017), viene abbozzato un ritratto dell’universo delle Città del Vino che punta ad offrire gli strumenti per una maggiore conoscenza delle loro eccellenze, caratteristiche e problematicità, tra le quali spiccano senza dubbio le questioni legate all’uso ed alla valorizzazione del territorio. L’insieme degli oltre 400 Comuni soci, anche se maggiormente concentrato nei “borghi” tra i 2000 e i 10mila abitanti,  rappresenta oggi più che in passato diverse tipologie di centri urbani in quanto a dimensione  e popolazione, dalle due grandi metropoli (Roma e Palermo) fino alle comunità del vino (meno di mille residenti), tipologie che non permettono quindi di confrontare i dati a livello comunale utilizzati per il libro bianco con quelli presi in considerazione  nell’approfondito e nutrito di tabelle e-book dell’ISTAT  (i Sistemi Locali delle 21 principali realtà urbane, gli 86 SL afferenti a città di media grandezza/importanza e il resto dei SL – 504 – definiti sulla base della matrice dei flussi di pendolarismo casa-lavoro, come un’entità territoriale adeguata per rappresentare il fenomeno dell’urbanizzazione).

E’ però interessante ricordare alcune delle interessanti specificità che compongono le realtà urbane delle CdV: la crescita del peso delle CdV (dove risiede l’11% della popolazione italiana), la significativa presenza di giovani nei centri più piccoli e che comunque non si discosta troppo dalla (seppure patologicamente bassa) media nazionale, una disoccupazione nettamente minore, il fatto che nelle realtà vitivinicole tra il 2012 e il 2015 il fenomeno sia cresciuto meno che nel resto del nostro. Purtroppo però, se mediamente nelle CdV i territori sono stati coperti da nuove costruzioni in misura minore rispetto agli altri Comuni confrontabili per fascia altimetrica (considerando cioè solo quelli non montani), il consumo di suolo procapite (escludendo le due metropoli di Roma e Palermo) supera quello degli altri Comuni.

La pianificazione delle aree rurali e urbane  che attualmente, salvo l’approvazione della legge per limitare il consumo sul suolo e salvo la "supremazia" dello Stato per le opere di pubblica utilità introdotta dalla riforma costituzionale, è ancora materia comunale” – ricorda Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione delle Città del Vino – “diventa allora un terreno fondamentale per promuovere localmente, con l’impegno dei Comuni e il coinvolgimento di associazioni e privati, uno sviluppo del territorio che parta da una rilettura delle vocazioni autentiche e da uno “statuto dei luoghi”, ma che soprattutto sia improntato ad un concetto di “sostenibilità integrata”: innovazione, qualità ed etica che vanno ad influire sulle attività piccole e grandi, sulle politiche locali e sulle scelte individuali, sulle prassi urbanistiche e sui comportamenti quotidiani, generando un enorme valore socioeconomico”. 

Proprio per accompagnare i Sindaci in questo percorso, l’Associazione ha da tempo elaborato uno strumento prezioso come il Piano Regolatore delle Città del Vino, che disciplina e regola l’urbanizzazione e l’uso del suolo declinandolo con i temi cari alla sostenibilità (gestione endogena delle risorse locali, biodiversità, paesaggio, mobilità dolce, salute e qualità della vita, occupazione, rapporti sociali). Ma il PRG deve essere uno strumento in continua evoluzione, per meglio esprimere la sua valenza in rapporto ai nuovi scenari. Altrettanto preziosi sono, quindi, i contributi che le amministrazioni locali possono dare al nostro lavoro di aggiornamento che, nell’attuale fase di studio, sta introducendo elementi come accessibilità, cambiamenti climatici e Urban Food Planning, cioè la pianificazione economica del cibo al livello urbano inteso come area vasta e non come singolo Comune. “Un altro punto cruciale che merita attenzione – sottolinea infine Benvenutiè quello dell’erosione del suolo vitato, sul quale le Città del Vino potrebbero intervenire sollecitando le istituzioni a porre in atto politiche che possano incentivare il ritorno in vigneto dei giovani, le ristrutturazioni dei vigneti e la semplificazione delle procedure burocratiche che spesso gravano sulle aziende interessate a investire nella viticoltura”. (di Alessandra Calzecchi Onesti)