Enoregioni: Valle d'Aosta

09/06/2017

Iniziamo da oggi la nostra panoramica delle 92 enoregioni italiane.

Nella Regione Valle d’Aosta è possibile individuare un’unica enoregione, la Valle d’Aosta. 

VALLE D’AOSTA

Castelli, ecomusei, case contadine: un piccolo forziere di testimonianze del passato (come i barmet, cantine naturali sotto enormi blocchi rocciosi visitabili fra Bard e Perloz) che dopo attenti restyling qui ritornano a nuova vita per ospitare raccolte, mostre, spettacoli e degustazioni gourmand. Nella regione italiana con la superficie vitata meno estesa, tre sono le aree vitivinicole: la Bassa Valle a 300 mt d’altitudine con prevalenza di nebbiolo, la Valle Centrale dove trovano maggiore spazio i vitigni autoctoni e l’Alta Valle con vigneti che arrivano a 1200 mt, i più alti d’Europa, fonte dei pregiatissimi ice wine ottenuti dalla fermentazione di grappoli congelati. Nella valle della Dora Baltea la forte pendenza del terreno è all’origine dei caratteristici terrazzamenti del versante all’adret (cioè esposti al sud) tra Pont-Saint-Martin e Donnas. In grado di sopravvivere in condizioni estreme, il blanc de Morgex coltivato su questi gradoni di pietra battuti dal vento fu l’unico a restare immune all’attacco della filossera; caratterizzato da un breve ciclo vegetativo (germogliamento tardivo e maturazione precoce), viene coltivato con pergole basse, in grado di catturare il calore emanato dal terreno durante la notte. Oggi la gamma dei vitigni è assai composita, con 7 autoctoni (mayolet, fumin, cornalin, petit rouge, premetta, vuillermin, prié blanc), 2 tradizionali (petite arvine, nebbiolo), il moscato bianco storicamente coltivato a Chambave e altri introdotti con successo come pinot gris e chardonnay.

Vini locali. I vini sono compresi dal 1985 nell’unica doc Valle d’Aosta – Vallée d’Aoste, eventualmente accompagnata dalle indicazioni di colore (Bianco, Rosso o Rosato) o di vinificazione (Novello o Passito), da una delle 19 diverse tipologie di vitigno (Müller Thurgau, Gamay, Pinot nero o Pinot noir, Pinot grigio o Pinot gris, Pinot bianco o Pinot blanc, Chardonnay, Mayolet, Petite Arvine, Merlot, Fumin, Syrah, Cornalin, Nebbiolo, Petit rouge, Prëmetta, Moscato bianco o Muscat petit grain, Traminer aromatico o Gewürztraminer, Gamaret, Vuillermin) o, infine, dalle menzioni geografiche Donnas, Arnad-Montjovet, Chambave, Chambave Moscato o Chambave Muscat, Nus, Nus Malvoisie, Torrette, Enfer d’Arvier, Blanc de Morgex et de La Salle. E’ ammessa anche la menzione “vigna” (o vigne o clos o coteau) seguita da un toponimo. L’Enfer Arvier doc, che ben si accosta agli arrosti e alle zuppe tipiche locali, è un rosso dal sapore intenso e corposo, colore rubino tendente al granata, gusto secco e vellutato con retrogusto amarognolo. Il Torrette, con il suo 70% minimo di petit rouge, è il vino che meglio ne esprime le caratteristiche con i sentori tipici di rosa selvatica e lampone e, nel tipo Superiore, di frutta secca; asciutto e corposo, si accompagna bene a carni e zuppe ricche di formaggi. Il Blanc de Morgex et de La Salle, dal colore paglierino chiaro, profumo fine e delicato di frutta e fiori di montagna, gusto secco leggermente frizzante, è ottimo con antipasti leggeri, trote di montagna e formaggi freschi. Lo Chambave Moscato si produce nel tipo Secco, dal forte profumo varietale, e Passito, dall’aroma molto intenso, mentre lo Chambave Rouge è un rosso sapido, con note floreali fini e sapore secco, consigliato con i piatti di carne tipici del territorio quali la lepre o il camoscio in civet. La vicinanza con il Piemonte è percepibile nella buona struttura del Donnas, ottenuto per l’85% dal picotendro (nome locale del nebbiolo) e per il restante 15% da freisa e neyret, un’uva autoctona ormai piuttosto rara: colore rubino, sentori di frutta rossa e mandorle, gusto caldo, morbido e ben strutturato.

Piatti e prodotti tipici. Il territorio è assai ricco di doni spontanei della natura – erbe, frutti selvatici e funghi commestibili – non soltanto perché coperto in gran parte da prati e boschi, ma anche grazie alla notevole diffusione di impianti di irrigazione e alla presenza di pendii esposti a sud con forte insolazione. Con il genepy, piccola aromatica della famiglia dell’assenzio che cresce in alta montagna, tutte le famiglie preparano infusi in alcol o nella grappa. Regina della tavola è la fontina dop stagionata in grotte scavate nella roccia, ma la Regione ha altri eccellenti prodotti a denominazione protetta quali il prosciutto jambon de bosses (crudo di montagna stagionato da 1 a 2 anni nei rescards, le costruzioni in legno a circa 1800 mt) e il lard d’Arnad, delicato ma dall’aroma intenso, ricavato dalla spalla e dal dorso di maiali nutriti con castagne, ortaggi, farina e siero di fontina e stagionato nei doils in legno di castagno in strati alternati a una miscela di sale ed erbe di montagna. Da provare l’antico boudin (particolare salume con patate bollite, lardo, barbabietole rosse, spezie, vino e sangue bovino o suino), motzetta (carne speziata essiccata), saouseusse, fromadzo, toma di Gressoney, seras, rèblèque, salignön (ricotta grassa impastata con sale e peperoncino in polvere), le tante varietà di mele e pere, le fave di Ozein e il rustico pane nero di segale a lunga lievitazione, che un tempo si conservava fino a 6 mesi su apposite griglie di legno in soffitta o in granaio. Tra le altre specialità: zuppa valpellinentze (cavolo, pane nero e fontina), minestra di riso e castagne, fonduta con scaglie di tartufo bianco o grigio, carbonata (spezzatino al vino servito con polenta), lepre in civet (cotta nel sangue), filetti di trota alla fontina affogati nel vino bianco, mecque de tsategne (pane di farina di segale, grano e castagne, frutta secca e kummel), flantze (pane dolce di farina integrale, uvetta, mandorle e noci), crema di Cogne al cioccolato fondente e rum, canostrelle della Valle di Gressoney profumate al limone, i teneri torcetti amati dalla regina Margherita, le tegole di Aosta (sottili e croccanti sfoglie di pasta di mandorle e nocciole) e il caffè nella grolla (aromatizzato con succo d’arancia, grappa e genepì). (di Alessandra Calzecchi Onesti) 

DENOMINAZIONI 

DOC: Valle d’Aosta-Vallée d’Aoste