Enoregioni italiane: Etna

26/01/2018

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italiane.

Nella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

ETNA

Compresa nell’area del Parco dell’Etna, che con i suoi 59mila ettari protegge un ambiente naturale unico, l’enoregione forma un semicerchio che da Randazzo a Ragalna ricama le pendici orientali del vulcano attivo più alto d’Europa di neri muretti a secco in pietra lavica e filari interrotti dal tradizionale sistema  ad alberello. Le colate meno recenti hanno creato terreno fertile per una flora molto varia: vigneti, noccioleti, querce, pometi e castagni nei piani più bassi, dove un tempo c’erano i lecci; faggio e betulla sopra i 2000 metri. La Strada del Vino dell’Etna tocca terrazze a picco sul mare, boschi, chiese e castelli, in un paesaggio a volte desertico e reso ancora più affascinante dalle “viterelle” di carricante e nerello mascalese, apparentemente deboli ma in grado di produrre i grappoli più turgidi e i sapori più intensi. La vitivinicoltura ha qui origini  remote (già nel III sec. a.C. si parla di grandi vigneti alle falde dell’Etna e oltre i 1000 metri sono visibili resti di antichi palmenti), ma per secoli si è limitata all’esportazione dell’uva da taglio nelle cantine francesi e del nord Italia; solo nel secondo dopoguerra è iniziato un deciso processo di valorizzazione. Le eruzioni hanno spesso influito sulla quantità ma mai sulla qualità, favorita anzi dalle eccezionali condizioni di insolazione, fortissime escursioni termiche e abbondanza di sali minerali nel suolo, che conferiscono complessità e struttura, note di mineralità e grandi profumi ai vini.

Vini locali. L’Etna doc nasce da uve prevalentemente autoctone: il Bianco (anche Superiore) da carricante (minimo 60%), il Rosso e il Rosato (anche Riserva) da nerello mascalese (minimo 80%) e nerello cappuccio, lo Spumante da nerello mascalese (60-100%). Di colore paglierino carico, aromi intensi e fruttati con note di zagara, sapore fresco e secco, il Bianco esprime il meglio nei primi due anni  e bene accompagna antipasti di mare, cozze, involtini di melanzane, grigliate di pesce. L’abbinamento del Rosso – dalla tinta rubino tendente al mattone, gusto morbido e un singolare profumo di spezie – è con primi piatti saporiti, carni grigliate e arrosti, ragusano e pecorino siciliano, formaggi semiduri e stagionati in genere. Il Rosato, dal profumo vinoso e gusto pieno, è adatto a maccheroni con le sarde, tonno e cipolle, cuscus di pesce. Una rarità, che si rifà comunque a una tradizione che risale alla fine dell’800, è lo Spumante dal perlage fine e persistente, odore intenso e caratteristico  con note floreali di ginestra  e delicato sentore di lievito, sapore pieno e armonico  da brut a extra-dry. Il colore varia dal rosato scarico con riflessi rubino con l’invecchiamento  del tipo rosato al giallo paglierino scarico con riflessi dorati con l’invecchiamento del tipo vinificato in bianco. Ottimo come aperitivo e con tutte le pietanze a base di pesce e crostacei. Tra le 99 menzioni geografiche aggiuntive consentite dal disciplinare in relazione a contrade e località, ricordiamo le contrade  Cottanera, Schigliatore, Piano Filici, Pietra Marina e Vignagrande (Castiglione di Sicilia), Pomiciaro e Valle Galfina (Linguaglossa), Villagrande, Pianogrande e Praino (Milo), Pignatuni, Statella, Sciara nuora, Calderana e Calderara Sottana (Randazzo).

Piatti e prodotti tipici. Chiamato l’oro verde di Bronte, il pistacchio dop (tutelato anche dal Presidio Slow Food) è coltivato sui terreni lavici intorno Catania e in parte  nelle province di Agrigento e Caltanissetta. La sua coltivazione sull’Isola fu introdotta dalla dominazione araba, insieme a quella degli agrumi, canna da zucchero, cotone, palme, melanzane, riso e melone. I suoli di origine vulcanica, il clima mediterraneo con estati lunghe e siccitose e piovosità concentrata nel periodo autunnale ed invernale e le notevoli escursioni tra il giorno e la notte conferiscono al frutto, presente in moltissimi dolci siciliani, particolari caratteristiche – colore intenso, forma  allungata, sapore aromatico e alto contenuto in acidi grassi monoinsaturi – difficilmente riscontrabili altrove. L’offerta dei prodotti di qualità è  vastissima: le dop olio extravergine di oliva Monte Etna, pagnotta del Dittaino, pecorino siciliano, fico d’India e ciliegia dell’Etna (la  cirasa Mastrantoni), le igp arancia rossa e uva da tavola di Mazzarrone, e, ancora, i presidi slow food cavolo trunzu, pesca tabacchiera e capra argentata dell’Etna, salumi come la salsiccia secca e lo zuzzu (gelatina di maiale), fragola di Maletto, pere butirra d’estate, spinelli, virgolosa e ucciardona, la mela cola e la mela gelato cola dell’Etna, funghi pregiati (dai porcini ai “fungi ferra”, il Pleurotus ferulae), biscotti pazientini, miele di Zafferana Etnea, mostarde e cotognate. Imperdibili gli arancini di riso (al ragù, al burro, agli spinaci, melanzane o pistacchi), probabilmente importata dagli Arabi che erano soliti mangiare riso condito con zafferano, erbe e carne, mentre l’invenzione della croccante panatura è attribuita alla corte di Federico II, che sfruttava questo metodo di conservazione e trasporto dei cibi durante viaggi e battute di caccia. Tra gli innumerevoli piatti: polenta di fave e funghi, spaghetti con muddica e uvetta, braciole alla siciliana (involtini di carne di vitello, farciti  di pangrattato, formaggio, basilico e salame  e cotti in padella o alla brace), agnello e capretto alla griglia. Rinomati i dolci dell’area catanese, dal gelato ai torroncini, dagli sciauni (frittelle di ricotta) ai pasticcini secchi di mandorle, pistacchi, nocciole e noci. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOC: Etna, Sicilia  

IGT: Terre Siciliane