Diamo il benvenuto al Comune di Castelcucco

04/12/2019

L’Associazione dà il benvenuto ad una nuova Città del Vino, il Comune di  Castelcucco, in provincia di Treviso.Il toponimo secondo l’Olivieri deriva dalla fusione delle voci “castello” (lat. castrum) e “cucco” (altura tondeggiante): appare evidente il riferimento alla natura del territorio, prevalentemente collinoso, di questo comune che, nel medioevo, aveva la denominazione di “Castrocucho”. Studi più recenti, richiamati da Luigi Melchiori nel 1983, confermano che Kuk significa appuntito e ipotizza che il toponimo significhi castello sulla cima.

E’ certo che i Longobardi nel VI-VII secolo si insediarono in questi luoghi aventi un interesse logistico strategico, nonché economico. La loro presenza è confermata dal ritrovamento di alcune tombe longobarde nel terreno intorno a San Bortolo. Ed essendo San Giorgio un “grande martire” (da sempre invocato dai popoli quale protettore contro “il drago”, portatore di malattie infettive, di peste e di morte) venerato in particolare dai Longobardi, questo spiega la denominazione della chiesa parrocchiale. Castelcucco subì nel 1339 l’invasione degli Ungari e le due famiglie dei Maltraverso e dei Da Castelli edificarono qui i loro possenti feudi. Successivamente durante le battaglie tra guelfi e ghibellini videro svanire le loro fortune e si espanse nel territorio la potenza veneziana. Nel 1797 passò sotto il dominio dei Francesi. Nell’Ottocento erano presenti otto mulini e tre fucine a maglio, a testimonianza dell’aspetto idrografico del paese attraversato, oltre che dal Muson, da molti altri torrenti tra cui il Rù, il Vallorgana, il Val Maor, il Val Schèner, il Val della Fontana, il Bodelac e l’Erega.

Nel Novecento il paese si è letteralmente trasformato sino a diventare uno dei più interessanti luoghi di residenza dell’Asolano per l’amenità del paesaggio, immerso nel verde.  E’ infatti oggi uno degli angoli più belli della Marca Trevigiana, tra le “Fontane di Brenta e di Piava”, a pochi chilometri dalla cima del Grappa, il monte sacro d’Italia per gli avvenimenti legati alla grande guerra europea del 1914-1918. Molti i siti da visitare: la Chiesa Arcipretale San Giorgio (1654), l’Oratorio di Santa Lucia(lapiù antica della chiesa parrocchiale), l’Oratorio di San Bortolo (di origine longobarda), l’Oratorio di San Gaetano (secoli V e VI), l’Oratorio di Santa Margherita (fu ricostruita dopo il terremoto del 1695, ma il primo documento che attesta una piccola donazione alla chiesa risale al 1316), l’Oratorio di San Francesco (realizzata dall’architetto Giorgio Massari prima del 1752, Villa Perusini (splendido esempio di arte settecentesca), Castello Col Muson (edificato in blocchi di pietra squadrati legati con malta) e il Casel, perfetto esempio di archeologia industriale e rurale degli anni ‘20 (nell’attuale Museo del Casel è presente un riconoscimento del 1926 che attesta l’ottima qualità del burro qui prodotto che veniva conservato in un’apposita ghiacciaia).

Tra le occasioni per una visita: Festa di San Giorgio il 23 aprile, Festa di Sant’Antonio il 13 giugno, Festa della Birra nella seconda quindicina di luglio, Festa di Santa Margherita il 20 luglio, Festa di San Gaetano il 7 agosto, Festa di San Bortolo dal 15 al 24 agosto e Festa di Santa Lucia il 13 dicembre. Enza naturalmente dimenticare una degustazione dei pregiati vini locali delle DOCG Colli Asolani-Prosecco o Asolo-Prosecco e Conegliano Valdobbiadene-Prosecco e dell’IGT Trevenezie.  (di Alessandra Calzecchi Onesti)

 

 

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