Cenerentola Orcia DOC Riserva tra cinema, musica, moda…

L’Orcia DOC Cenerentola, firmato da Donatella Cinelli Colombini, è una delle etichette più riconoscibili del territorio, per storia e immagine, affermata nel tempo grazie a una narrazione chiara fin dalla sua nascita, nel 2001. Il nome richiama volutamente una figura marginale rispetto a denominazioni più affermate come il Vino Nobile di Montepulciano e il Brunello di Montalcino, eppure destinata a conquistare un proprio spazio, come nella celebre favola di Charles Perrault del 1697. A distanza di oltre vent’anni, questo percorso può dirsi compiuto: la sorella bistrattata ha sposato il principe e indossa legittimamente la corona, grazie a uno stile fondato sulla nobile unione tra Sangiovese e Foglia Tonda.

La Copertina di Terre del Vino di novembre 2002

Il 23 marzo, alla Fattoria del Colle di Trequanda, è stata presentata la prima annata di Cenerentola Orcia DOC Riserva 2020, prodotta in sole 200 magnum numerate. Un debutto significativo sia per il vino, sia per il format scelto per raccontarlo.

In occasione dell’evento, la rivista Terre del Vino era presente simbolicamente nella storia aziendale: nell’ex fienile della fattoria Il Colle, un’immagine incorniciata della copertina del 2002 della rivista di Città del Vino, Terre del Vino, parte integrante del contesto.

Il vino è espressione culturale

La presentazione del Cenerentola Orcia DOC Riserva ha posto al centro una riflessione sul vino come elemento culturale in evoluzione.

«Vogliamo mostrare come anche il vino, proprio come la musica o la moda, cambi il suo modo di esprimersi nel tempo – ha spiegato Donatella Cinelli Colombini – Lo spartito può essere lo stesso, così come l’uva e il terroir, ma ogni epoca porta con sé una sensibilità diversa. Per questo il vino non è soltanto coltura: è cultura».

A parità di vitigno e territorio, ogni epoca interpreta il vino secondo sensibilità diverse, rendendolo un linguaggio dinamico, al pari di altre forme espressive contemporanee come cinema, moda, musica, sport, design, oltre che vivere l’influenza diretta di grandi fatti di cronaca mondiali, come l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, l’elezione di Barack Obama a presidente USA nel 2008, il primo sciopero per il clima dell’attivista Greta Thunberg nel 2018, lo scoppio della pandemia nel 2020.

Dieci annate a confronto

La degustazione ha proposto una verticale di dieci annate di Cenerentola Orcia DOC: 2001, 2004, 2006, 2007, 2008, 2013, 2016, 2017, 2018 e la nuova Riserva 2020.

Nel bicchiere si è confermata la capacità del Sangiovese di attraversare il tempo, e della Foglia Tonda di definire un profilo distintivo. Le diverse annate hanno restituito un’alternanza di interpretazioni: alcune più introspettive, altre più aperte e solari, in relazione alle condizioni climatiche e alle scelte enologiche aziendali.

Il vino è stato così inserito in un universo più ampio, attivando connessioni tra memoria individuale e collettiva. Un approccio che supera la dimensione tecnica della degustazione, restituendo al vino il suo ruolo di prodotto culturale condiviso capace di fermare il tempo dentro una bottiglia.

Il vino tra moda, cinema, musica, design, cronaca…

Il debutto della Riserva 2020 ha confermato la possibilità di comunicare il vino in modo efficace a un pubblico ampio, senza rinunciare alla profondità, tema emerso anche durante le numerose interviste ai produttori pubblicate nell’ultimo numero della nostra rivista, Terre del Vino, che sarà presente a Vinitaly 2026. L’utilizzo di riferimenti culturali condivisi ha consentito di ampliare il dialogo oltre i tecnicismi, mantenendo un livello di contenuto stimolante, rendendo ogni sorso una chiosa nostalgica e affettuosa per i noi stessi di quegli stessi anni.

Che sia questa una delle nuove strade che può ricollocare il vino nella vita quotidiana di appassionati e curiosi?

[in foto da sinistra Enrico Pellanti, Donatella Cinelli Colombini, Ilaria Lorini, Violante Gardini Cinelli Colombini]

 

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