Il Museo del Vino di Bianco

19/06/2018

Un folto ed appassionato pubblico ha vissuto lo scorso 9 giugno a Bianco (RC) una memorabile serata di amore per il vino e per gli uomini che alla vitivinicoltura si prodigano con dedizione, espressione anche della forte collaborazione che si è instaurata tra le istituzioni e gli operatori privati del territorio. Voluta dall’Amministrazione comunale, la serata è stata scandita dall’inaugurazione di una struttura museale intitolata alla memoria di Rodolfo Ambrogio, validissimo agronomo bianchese, e l’attribuzione della cittadinanza onoraria al professor Attilio Scienza, docente di Viticoltura all’Università di Milano.

A gestire il piccolo ma significativo Museo del vino sarà la Rete d’impresa delle “Vigne del Greco di Bianco”, che ne farà un luogo di memoria e di attrattività con iniziative ed azioni di comunicazione a servizio di residenti, turisti e visitatori. La dedica a Rodolfo Ambrogio, il cui articolato e ricco profilo è stato delineato dal professor Rocco Zappia, docente universitario della Facoltà di Agraria di Reggio Calabria, riconosce le competenze umane e il lavoro del funzionario della Regione Calabria che ha speso la sua vita professionale nell’Ispettorato all’Agricoltura per la valorizzazione del Greco di Bianco. Grazie anche alle sue appassionate ricerche che gli permisero di trovare il testo risalente al 1571 di G. Barrio “De antiquitate et situ Calabriae” – che convalidava il diritto esclusivo di Bianco ad esercitare la dicitura nella Doc perché era qui che i Greci impiantarono originariamente il vitigno – a lui si deve infatti il riconoscimento dell’omonima denominazione di origine controllata ottenuto nel 1980. Senza dimenticare le pioniere sperimentazioni del Mantonico per la spumantizzazione (primo ed unico genere all’epoca in Calabria) con l’aiuto di esperti piemontesi e il suo contributo all’organizzazione del ferragosto bianchese con tante iniziative culturali, giochi e animazioni tese a valorizzare le tipicità locali e le risorse umane del paese, aggregare i giovani e diffondere l’interesse per lo sport.

All’incontro moderato dal giornalista Mimmo Vita, era presente Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione nazionale delle Città del Vino – di cui il Comune di Bianco fa parte – che, nel menzionare le Medaglie d’Oro appena vinte al Concorso Enologico Internazionale La Selezione del Sindaco proprio dai tre produttori che parteciperanno alla gestione del Museo, ha sottolineato come il Greco di Bianco e il Mantonico confermino risultati in continua crescita e attestazioni di merito riconosciute da commissioni internazionali. Benvenuti ha inoltre ricordato il premio conferito a Orlando Sculli, in occasione dell’edizione 2018 del Vinitaly, per le sue appassionate ricerche sui palmenti di Ferruzzano. Presente anche la professoressa Saveria Sesto, membro del Coordinamento regionale delle Città del Vino della Calabria e presidentessa de "L’albero della vite" di Lamezia Terme (CZ), associazione molto attiva nella promozione di degustazioni enogastronomiche, visite in cantine e sul territorio, progetti di educazione al gusto e al consumo consapevole.

Ferdinando Maisano, presidente della Rete di Impresa del Greco di Bianco, ha evidenziato le potenzialità insite nella nuova aggregazione di produttori, tutti presenti all’evento. La Rete di Impresa, di recente istituzione, mette insieme i piccoli viticoltori dell’area nell’intento di acquistare forza e rappresentatività, “svecchiando” le aziende con l’entrata di giovani laureati e definendo progetti concreti per esaltare un vino di nicchia, ma da alcuni anni alla ribalta alla platea internazionale per le medaglie ricevute e per la storia antica delle sue radici. “Sappiamo di operare in un contesto socio-economico molto difficile dove non sono ammessi errori – ha affermato Maisanoma accettiamo la sfida perché nell’operazione siamo coadiuvati dalle massime autorità scientifiche del territorio come l’Università di Agraria e di Architettura, la Camera di Commercio, l’ARSSAC, l’Enoteca Regionale ed altri ancora, quindi questo partenariato ci rassicura al fine di non commettere errori nel percorso pragmatico intrapreso”.

 

DAL MUSEO DEL VINO DI BIANCO AL MUSEO DIFFUSO DELLA LOCRIDE

La scommessa della rete delle vigne del Greco di Bianco passa attraverso lo sviluppo e la realizzazione di un “museo diffuso”, da svolgersi in sintonia con le massime istituzioni politiche regionali e locali e con le aziende. Già a partire dallo scorso anno la Rete di Impresa ha intuito le prospettive dell’evoluzione dell’offerta eno-turistica, consapevole del fatto che da solo il vino non basta a sostenerla, ed ha pensato di mettere in connessione le attività produttive del territorio e le sue peculiarità creando un contenitore di prodotti – storico-artistici, culturali, ambientali, paesaggistici e gastronomici – da fornire alla committenza più variegata. L’idea è dunque quella di utilizzare come baricentro il Museo del Vino per poi diffondere tutte le eccellenze locali in maniera plastica ed in sinergia con la Locride, tramutandole in percorsi fruibili da fornire al potenziale visitatore: dai percorsi dell’antichità (villa romana, scavi di Locri, palmenti rupestri) a quelli dei borghi e dei centri storici, da quelli naturalistici e termali a quelli religiosi ed eno-gastronomici.

Questa operazione, che avrà evidenti ricadute di valore economico ed occupazionale, si fonda su uno stretto dialogo sia con i Comuni in grado di fornire ospitalità e quindi incrementare il numero di presenze, allungando così la stagione estiva con un considerevole aumento delle presenze soprattutto nelle aree interne, sia con le stesse strutture ricettive operanti a tutti i livelli (b&b, enoteche, agriturismi ecc.).

 

Nel tracciare il bilancio del primo anno della Rete, Maisano ha ricordato le principali iniziative: l’incremento del 20% di nuovi soci, l’attivazione di un corso per l’uso dei prodotti fitosanitari con il coinvolgimento degli agricoltori del comprensorio e la progettazione entro fine anno di un corso per la potatura della vite in collaborazione con ARSSAC e di potatura dell’ulivo con esperienze in campo, la partecipazione con risultati più che positivi alle edizioni 2018 del Vinitaly e della Selezione del Sindaco, la partecipazione a bandi per l’internazionalizzazione e la predisposizione di un osservatorio di tecnici per il Gal al fine di monitorare il contenuto e l’uscita dei bandi, l’organizzazione di numerose degustazioni guidate dei prodotti enologici, l’adesione ad un progetto dell’ARSSA per il monitoraggio climatico con aggiornamenti quotidiani e relativi consigli sui trattamenti da effettuare in campo per l’oidio, l’impegno per la costituzione di un Consorzio di Tutela, la proposizione di una Docg per il vino Greco di Bianco e di una Doc per la provincia di Reggio Calabria.

L’enologo Claudio Fuoco ha portato la sua esperienzanella conoscenza e produzione del vini, mentre nei ruoli istituzionali il dirigente del Dipartimento Vitivinicolo Domenico Modafferi e l’Assessore regionale al Bilancio Mariateresa Fragomeni hanno confermato l’impegno a sostegno delle attività avviate nella Locride con gli strumenti previsti dalla Regione Calabria.

Gli onori di casa, affidati al Sindaco di Bianco Aldo Canturi e al Presidente del Consiglio Comunale Claudio Saporito, si sono conclusi con il conferimento della targa alla Dottoressa Cappelini (vedova Ambrogio) e della cittadinanza onoraria ad Attilio Scienza, uno dei maggiori esperti mondiali di viticoltura, responsabile di molti progetti nazionali di ricerca nel campo dell’agronomia, della fisiologia e della genetica della vite. Nel dibattito, che ha coinvolto autorevoli docenti universitari, sono stati posti alcuni interrogativi su come stia cambiando la viticultura in virtù degli evidenti cambiamenti climatici in atto, su come il mondo della ricerca stia lavorando per ottenere viti resistenti alla siccità e su come si possano ottenere certi risultati cercando di limitare l’utilizzo dei prodotti chimici di sintesi pericolosi per la salute e inquinanti per l’ambiente, e Scienza – che frequenta e ben conosce la Locride in tutte le sue espressioni, vitigni, palmenti e produttori – ha suggerito alcune azioni da mettere in atto al fine di salvaguardare la produzione enologica locale alla luce delle nuove tendenze e delle nuove problematiche.

L’inaugurazione del Museo – dichiara Claudio Saporitoè solo il primo tassello di un ingresso maggiormente significativo del nostro Comune nel sistema dell’enoturismo. A breve verrà, tra l’altro inaugurata anche l’Enoteca Comunale, che raccoglierà tutti i vini della Regione Calabria, a partire naturalmente dal Greco di Bianco Doc e dalla Igt Mantonico della Locride. Tra le strategie di rilancio del territorio – oltre agli eventi ormai consolidati come Calici di Stelle il 7 agosto e il tour enogastronomico che dal 31 agosto al 2 settembre vedrà la presenza di giornalisti specializzati nel settore agroalimentare e del professor Scienza – quest’anno si svolgerà per la prima volta un Palio delle Botti che coinvolgerà squadre sostenute dalle aziende vitivinicole locali: il team vincitore parteciperà nel 2019 al Palio Nazionale delle Botti nazionali delle Città del Vino”.

Una nota a parte merita la piacevole parentesi culinaria della giornata presso il Ristorante La Vecchia Botte di Francesco Figliomeli a Siderno, dove una location accogliente e curata ospita una delle punte della ristorazione della Locride. Lo chef basa la sua cucina su concetti fondamentali – semplicità, bontà e bellezza – preparando ogni piatto con passione e attenzione nella scelta delle materie prime, in particolare delle verdure e della frutta rigorosamente stagionali e provenienti dall’orto di proprietà. “Parlare del mio ristorante – racconta Figliomeli – implica, in senso più ampio, parlare di come concepisco la mia cucina. Mi considero fondamentalista nel mio rapporto col cibo, dove fondamentalista racchiude i tre principi essenziali: semplice, buono, bello. Fondamentalista è la semplicità estrema dove l’alimento, spogliato dall’inutile, esprime le sue vere qualità. Fondamentale è il buono dato dalla qualità del prodotto e dalla capacità del cuoco nel contestualizzarlo rispetto agli altri elementi e valorizzarlo attraverso l’esecuzione. Fondamentale è il bello come massima rappresentazione visiva di tutti i valori; la mia cucina si identifica alla tradizione di sapori della cucina nazionale, depurata di eventuali elementi sovrabbondanti per renderla più leggera ed adatta alle esigenze attuali”. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

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