Enoregioni italiane: Isole siciliane

24/01/2018

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italiane.

Nella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

 

ISOLE

Ne fanno parte le sette isole dell’arcipelago eolico a nord di Messina e l’isola di  Pantelleria (in provincia di Trapani), posizionata nell’omonimo canale a sud-ovest della Sicilia e molto vicina alla costa africana. Essendo tutte nate migliaia di anni fa da grandi eruzioni sottomarine, sono caratterizzate da suoli di origine vulcanica, ben drenati con ridotta ritenzione idrica e quindi particolarmente vocati alla coltivazione di uve aromatiche, come la malvasia e lo zibibbo, che sono valorizzate da una precoce e accentuata maturazione. Il clima mite tipicamente mediterraneo subisce qualche variazione  sulle alture della Montagna Grande dell’isola pantesca (Cossyra per i Romani, Kòssyros per i Greci), battuta costantemente da venti caldi e freddi. Qui i vigneti sono molto bassi, con i grappoli appoggiati a terra per limitare i danni causati dal vento e dalle scarse precipitazioni. Le bellezze naturali e storiche dell’Arcipelago delle Eolie (composto dalle isole Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea e Salina e ben due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano) e la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. I paesaggi unici e preziosi offrono al visitatore  terrazzamenti e muretti a secco, giardini arabi, tipiche abitazioni in pietra chiamate dammùsi,  tracce di insediamenti preistorici, greci e romani e splendidi litorali.

Vini locali. Dall’omonimo vitigno autoctono a bacca bianca, si ricava con il procedimento dell’appassimento la celebre Malvasia delle Lipari Doc: introdotto nell’isola dai greci intorno al 588 a. C. (il suo nome deriva quasi sicuramente dalla città greca Monenvasìa, della regione Morea, oggi Peloponneso), è uno dei vini più antichi di Sicilia e la sua tecnica si ripete dunque da secoli: l’uva viene raccolta in avanzato stato di maturazione, esposta al sole per 10-15 giorni sui tradizionali graticci di canne (cannizzi) e tramutata in mosto con torchi “a trave”. Dal colore giallo dorato con riflessi ambrati, caratteristico ed intenso odore di fiori di ginestra ed erbe aromatiche, sentori di albicocca matura e sapore gradevolmente mieloso, pieno, aromatico e persistente, è particolarmente adatto ad accompagnare formaggi erborinati, dolci a base di mandorle o pistacchi, crostate con marmellata, creme e frutta. Sono stati probabilmente gli Arabi durante il loro dominio, durato ininterrottamente alcuni secoli, ad importare nell’isola di Pantelleria il Moscato D’Alessandria, più comunemente chiamato Zibibbo, da cui si ricavano i vini della doc Pantelleria. Il Passito, dal caratteristico colore giallo dorato tendente all’ambra, ha un profumo che ricorda i datteri, i fichi secchi, l’arancia candita e un sapore intenso e persistente, da gustare da solo, a fine pasto o accompagnato da formaggi piccanti,  torte e crostate, piccola pasticceria e biscotti della tradizione siciliana o dessert a base di cioccolato. Meno dolce e denso perché ricavato dalla fermentazione del mosto di uve fresche, ma altrettanto aromatico, è il Moscato, che si abbina bene a  dolci da forno e pasticceria secca. Oltre a questi due celebri vini dolci, la denominazione è disponibile nelle tipologie Pantelleria Moscato liquoroso, Pantelleria Moscato spumante, Pantelleria Moscato dorato, Pantelleria Passito liquoroso, Pantelleria Zibibbo dolce e Pantelleria Bianco (anche Frizzante).

Piatti e  prodotti tipici. Con i capperi di Pantelleria igp (al naturale o conservati in aceto senza additivi o sotto sale) si aromatizzano carni, pesci, sughi e verdure e la sciakisciuka, caponata di melanzane servita calda. Ma qui, oltre ai boccioli ancora chiusi di questo piccolo cespuglio selvatico di origine africana, è tradizione  mettere sottaceto pure i frutti, i grossi e saporiti cucunci. Agli Arabi deve molto tutta la gastronomia pantesca, dall’ammogghiu (salsa di pomodoro, aglio, basilico e peperoncino, per condire paste, pesci alla brace e carni lesse) al cuscus di pesce spesso associato a verdure fritte di lunga e laboriosa realizzazione. Tra le altre specialità: i ravioli ripieni di ricotta e menta, la zuppa con le piccole e saporite lenticchie locali e quella di ceci con carne di maiale, peperoncino e finocchietto selvatico, la ghiotta (zuppa di scorfani, mostelle, tracine e gronchi, arricchita da pisellini freschi e biscotteddra, il pane locale tagliato per metà e passato in forno). Di influsso arabo anche la pasticceria, che un tempo veniva dolcificata con miele, mosto,  uva e fichi secchi: cassateddre (involucri di farina e sugna di maiale farciti di ricotta aromatizzata da cannella e cioccolato in grani), cannateddri pasquali (formine di pasta friabile decorata con uova sode), mustazzoli (sfoglie ripiene di semola, sesamo, miele o vino cotto, cannella, scorza d’arancia candita e altre spezie), ravioli duci e sfinci fritti. Anche le isole Eolie sono rinomate per gli ottimi prodotti (capperi di Salina Presidio Slow Food, pomodorini a pennula, formaggio di capra), le ricette di pesce e verdure (melanzane sottolio, peperoncini al tonno, caserecce alla norma con melanzane e ricotta infornata, calamari ripieni alla griglia, pane cunzato (cioè condito con mozzarella o primosale, pomodori,  basilico, capperi, olive verdi giganti, olio e aceto di vino bianco) e i raffinati dolci da degustare insieme alla Malvasia: sesamini (pasta frolla ricoperta di sesamo), piparelli (biscottini di  mandorle e miele), giggi (palline fritte ricoperte da una glassa di vino cotto e zucchero), nacatuli (sfoglie natalizie decorate da foglie, piante e pesci), oltre naturalmente alle granite, servite con la panna montata e una morbida brioche. (di Alessandra Calzecchi Onesti) 

DENOMINAZIONI:

DOC: Malvasia delle Lipari, Pantelleria, Sicilia  

IGT: Salina, Terre Siciliane

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