Gessopalena

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Gessopalena: dove il vino nasce dal gesso e dalla storia
Gessopalena è un incantevole comune della provincia di Chieti, in Abruzzo, arroccato su uno sperone roccioso che domina la valle del fiume Aventino, sospeso tra il versante orientale della Maiella e il mare Adriatico. La sua particolarità, che lo rende unico nel panorama dei borghi italiani, risiede nella sua stessa materia prima: il gesso. Il cuore antico del paese è un vero e proprio monumento a cielo aperto, noto storicamente come Pretalucente (pietra lucente), proprio per via dei cristalli di gesso che, riflettendo la luce del sole o della luna, fanno risplendere la roccia. A differenza di altri borghi medievali in pietra, l’antico abitato di Gessopalena è in gran parte scavato direttamente nei banchi di gesso cristallino: abitazioni, cantine e persino le chiese prendevano forma dalla roccia viva. Progressivamente abbandonato a partire dalla prima metà del Novecento a causa di smottamenti e dei devastanti danni della Seconda Guerra Mondiale, oggi il borgo si presenta come una affascinante “Matera d’Abruzzo” . In questo borgo fantasma di straordinaria suggestione, le case svuotate mostrano ancora nicchie, camini e mangiatoie ricavate nella roccia. Tra le rovine spiccano i profili della Chiesa di Sant’Egidio e i resti del castello, da cui si gode di un panorama mozzafiato che regala ai visitatori, probabilmente, uno dei tramonti più belli d’Italia. Recentemente, l’intero borgo antico è stato riportato virtualmente in vita dal Comune grazie a un
innovativo progetto di digitalizzazione: attraverso la realtà aumentata, i visitatori possono ammirare gli edifici storici nella loro interezza, guidati da 14 avatar che descrivono la vita e gli eventi del passato.

Una storia di Resistenza e Memoria
Il territorio di Gessopalena è stato teatro di una delle pagine più drammatiche della storia recente abruzzese. Durante il secondo conflitto mondiale, il paese si trovava a ridosso della Linea Gustav, il sistema di fortificazioni tedesco che tagliava in due l’Italia. A dicembre del 1943, l’esercito d’occupazione nazista minò e fece saltare in aria gran parte dello storico abitato in gesso per rallentare l’avanzata alleata, infliggendo un colpo mortale all’;antica Pretalucente. Il 21 gennaio 1944 si consumò la tragedia più dolorosa: in località Sant’Agata, i reparti nazisti trucidarono brutalmente 42 civili inermi, per lo più donne, anziani e bambini. Gessopalena, tuttavia, non rimase a guardare: fu uno dei centri nevralgici della nascita della Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla
bandiera, che combatté al fianco degli Alleati risalendo la penisola fino a Bologna.

Il Progetto “Vitigni di Pretalucente”: Archeologia Viticola e Biodiversità
Oggi, il nome “Pretalucente” non identifica solo lo sperone di gesso e la memoria storica, ma dà il nome a un ambizioso progetto di archeologia viticola e recupero della biodiversità locale. Il suolo gessoso del comune, unitamente alla coltivazione ad altitudini intorno ai 6/700 metri, conferisce infatti alle viti caratteristiche minerali uniche e irripetibili. Il progetto, promosso dal Comune e dai viticoltori locali in
stretta collaborazione con le Università di Teramo e di Perugia, ha portato al recupero e alla vinificazione di due vitigni storici autoctoni, quasi scomparsi e salvati dall’estinzione grazie alla cura di uno dei tre superstiti della strage di Sant’Agata, protetti dal marchio di zona registrato all’ Ufficio Italiano Brevetti.

Il Nero Antico di Pretalucente: Un vitigno resistente e tenace. Iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Viti (RNVV) nel 2024 come secondo vitigno autoctono a bacca nera d’Abruzzo, è sopravvissuto nei vecchi
vigneti maritati della zona. Produce un vino dal colore rosso rubino intenso, quasi impenetrabile. Al naso e al palato esprime marcate note speziate (pepe nero), sentori di frutti di bosco maturi e una forte impronta minerale data dal terreno gessoso, supportata da una fitta trama tannica. La versione spumantizzata, già in
commericio, La versione spumantizzata invece, si distingue per il suo colore rosa delicato che va dal salmone alle sfumature pastello conferito dalla spumantizzazione in ancestrale che lo rende torbido. Al naso si aprono profumi di frutta acerba e fiori bianchi, le note croccanti e la crosta di pane dati dai lieviti presenti nella bottiglia lo rendono intrigante. Assaggiandolo troviamo una spiccata mineralità e sapidità data dal terreno gessoso, dalla coltivazione eroica, dall’escursione termica e dall’ esposizione al sole. Fresco e persistente ha una buona acidità che gli conferisce un gusto simile allo Champagne.

La Vedovella Nera: Antico vitigno a bacca rossa (clone di Sangiovese), storicamente utilizzato in uvaggio (spesso insieme al Nero Antico o al Montepulciano) per ingentilire i vini. Deve il suo nome poetico e malinconico al colore scuro e opaco dell’acino e alla delicatezza della pianta. Contribuisce a donare freschezza, spiccata acidità e un profilo aromatico floreale e fruttato di grande eleganza.

Il futuro in bianco, il Taulase: oltre a queste due varietà a bacca rossa, è stato recentemente riscoperto un ulteriore vitigno dal DNA unico, attualmente in fase di caratterizzazione e registrazione: il Taulase. Si tratta di un vitigno a bacca bianca su cui sono in corso i primi studi scientifici. Il suo recupero andrà a completare
un bouquet autoctono esclusivo a disposizione del turista e dell’appassionato di vino, affiancandosi alle storiche eccellenze regionali già presenti nel territorio, come il Montepulciano d’ Abruzzo ed il Pecorino. Il recupero dei Vitigni di Pretalucente non è una semplice operazione commerciale, ma un profondo atto di identità culturale: l’obiettivo è produrre vini unici al mondo, capaci di raccontare nel calice la storia, la geologia e la straordinaria resilienza di Gessopalena.

 

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